Un “vaccino” contro il nichel

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Il nichel è un metallo pesante che si trova quasi ovunque e che, nelle persone predisposte, può causare reazioni avverse. Questo metallo viene utilizzato molto nell’industria, anche in quella cosmetica e anche per la creazione di bigiotteria; è presente nell’organismo, nel terreno e anche nei cibi (la sua presenza nei vegetali dipende dalla ricchezza o dalla povertà del metallo nel terreno di coltivazione). Il nichel pertanto è considerato un metallo “ubiquitario”, si trova un po’ dappertutto, anche se in quantità differenti.

Il nostro contatto con il nichel avviene tutti i giorni: se le quantità sono minime di solito non ci sono reazioni, le persone predisposte però possono avere reazioni allergiche anche importanti.

Molti sono i cibi ricchi di nichel, eccone alcuni in ordine decrescente per quanto riguarda il contenuto del metallo: avena, cioccolato, mandorle, noci, asparagi, cavolfiore, crostacei, patate, pomodori, spinaci… Come detto, il nichel è anche presente in molti oggetti, in quanto è utilizzato per realizzare rivestimenti protettivi per oggetti con ferro ed in acciaio. E’ utilizzato per coniare piccole monete, per realizzare chiavi, oggetti di bigiotteria, bottoni, montature degli occhiali.

Alla base dell’allergia al nichel c’è una risposta immunitaria alterata verso la sostanza. Da qualche anno è disponibile un trattamento iposensibilizzante al nichel (non si tratta di una profilassi tradizionale), da prendere per bocca, detto vaccino contro il nichel. Questo vaccino è rappresentato da compresse contenenti minime quantità della sostanza, da prendere a scadenza settimanale, si tratta quindi di un processo terapeutico desensibilizzante che viene iniziato una volta formalizzata la diagnosi (in seguito a procedure come il patch test che consiste nell’applicazione di un cerotto che rilascia minime quantità del metallo e viene rimosso dopo 48 ore. La lettura del risultato viene eseguita dopo 96 ore dall’applicazione). A questo processo fa seguito una reintroduzione graduale degli alimenti contenenti il metallo, per poi passare a un regime dietetico libero senza preoccuparsi degli effetti collaterali.

Questo vaccino è indicato per le forme di allergia al nichel serie, Snas.

E’ comunque lo specialista che deve valutare l’opportunità di ricorrere al trattamento e prescrivere il TIO (Trattamento Iposensibilizzante Orale) al nichel. Come detto, è stato sperimentato con successo su pazienti che soffrono della forma più grave dell’allergia, ossia quella sistemica. Tra i sintomi più frequenti dell’allergia sistemica al nichel ci sono la dermatite allergica da contatto, dolori addominali e diarrea, nausea, vomito, mal di testa, stomatite, afte e febbre.

Esiste un’unico studio clinico randomizzato dedicato alla terapia orale di iposensibilizzazione al nichel. Questo è stato eseguito su un campione di 100 pazienti da due team congiunti di allergologi attivi presso l’Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma e presso l’Università di Chieti.  I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi, alcuni candidati sono stati sottoposti a terapia con capsule contenenti nichel a dosaggi crescenti ed altri a placebo. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Annals of Medicine. La terapia ha dato risultati positivi per quanto riguarda la riduzione dei sintomi gastrointestinali e cutanei sistemici, come l’orticaria e l’eczema, mentre si è rivelata meno decisiva nel contenimento dei casi di dermatite da contatto, molto frequente soprattutto in seguito all’uso di smartphone e tablet, diventati ormai parte integrante della nostra vita professionale e personale.

Questo vaccino è particolarmente utile alle donne, in quanto il nichel è fondamentale per favorire l’assorbimento del ferro e una dieta povera di ferro è sinonimo di anemia, condizione che riguarda soprattutto i soggetti di sesso femminile.

Il nichel, anche se in piccole quantità, è presente nell’organismo, con la funzione di favorire il riassorbimento di ferro. Il fabbisogno di nichel è coperto ampiamente dall’alimentazione, se manca oppure è in eccesso possono comparire alcuni problemi. L’ipotesi che viene fatta per quanto riguarda la sua carenza è che può causare alterazioni sia del fegato che della pelle, favorire l’anemia da carenza di ferro ed avere un’influenza negativa sulla fertilità. Al contrario, in caso di eccesso di nichel si osserva una reazione tossica  a causa dei sintomi dell’avvelenamento (vomito, diarrea, difficoltà respiratorie, orticaria).

La terapia desensibilizzante è ancora in fase di sperimentazione ed è quindi molto presto per poter parlare con certezza di fattori di rischio legati alla sua assunzione. Purtroppo non si può trascurare la sua poca efficacia nel miglioramento dei sintomi delle dermatiti da contatto.

In attesa che dopo le prime sperimentazioni il vaccino venga commercializzato su larga scala si può comunque continuare a seguire i consigli. Prima di tutto, nel limite del possibile, bisognerebbe evitare il contatto con i prodotti che lo contengono in quantità significative, alimenti compresi.

 

Un “vaccino” contro il nichel ultima modifica: 2017-12-04T16:58:48+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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