Un nuovo test per la diagnosi precoce del tumore alla prostata

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E’ stato messo a punto dall’Unità di Neuroimmunologia Irccs Santa Lucia e dal Dipartimento di Scienze Urologiche del Policlinico Umberto I di Roma un nuovo test sul Psa (antigene prostatico specifico)che permette una diagnosi più accurata e promette di produrre meno falsi positivi (come si ottengono con l’attuale esame per il cancro prostatico, basato sul Psa sierico, che comporta problemi sia nelle reazioni dei pazienti sia nei costi per le analisi che necessariamente seguono un’indagine con esito positivo), ossia dei risultati che denunciano la presenza del tumore, ma che poi di fatto sono sbagliati.

Il Psa è un enzima che viene prodotto dalla prostata, non è esente da problematiche, primo fra tutti il fatto che non sempre un Psa alto è un indicatore della presenza di un tumore. Inoltre, molti tumori alla prostata hanno un livello di aggressività molto basso, cioè tendono a non progredire. Per questa ragione si tende a proporre al paziente la cosiddetta “sorveglianza attiva”, dove il cancro viene tenuto sotto controllo attraverso analisi regolari (biopsie, ecografie transrettali e risonanze magnetiche multiparametriche) che però sono esami invasivi e complessi. Una sorveglianza attiva basata su una semplice analisi del sangue sarebbe molto utile per esempio in questi casi.

Il nuovo test del Psa, controlla i valori espressi dagli esosomi circolanti, vescicole extracellulari di diametro tra 30 e 150 nanometri secrete dalla maggior parte delle cellule.  L’Irccs Santa Lucia di Roma ha contribuito a questo studio con un’analisi quantitativa e qualitativa dei livelli di esosomi circolanti che esprimono Psa permettendo a una tecnologia fino a questo momento usata solo nella ricerca di base di entrare nella pratica della ricerca clinica; tecnologia che si basa sull’utilizzo del citofluorimetro che consente di caratterizzate gli esosomi), permettendo di distinguere il cancro della prostata da tutte le altre condizioni, tra cui l’iperplasia prostatica benigna.

In questo studio, pubblicato su Cancer Letters, viene descritta una nuova tecnica, brevettata dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss). I ricercatori sono ottimisti nell’affermare che la determinazione dei livelli plasmatici di esosomi esprimenti Psa potrebbe consentire sia diagnosi più precise e tempestive, sia studi di screening a livello globale. I dati clinici presenti nel lavoro riguardano per il momento solo 45 campioni di plasma, ma è in corso uno studio clinico di validazione della metodica condotto su 250 campioni, approvato dai Comitati Etici del Policlinico Umberto I e dall’Iss.

Secondo Alessandro Sciarra, professore ordinario di urologia del Policlinico Umberto I, se i risultati venissero confermati avremmo a disposizione un efficace strumento di prevenzione secondaria del cancro prostatico che potrebbe portare a una diagnosi più precisa del tumore arrivando a evitare molte biopsie.

Il test per il momento non è ancora disponibile per i pazienti, è in fase di studio preliminare. La stessa tecnica verrà applicata anche allo studio delle malattie neurodegenerative per individuare nuovi biomarcatori utili a diagnosticare e curare queste patologie.

 

Un nuovo test per la diagnosi precoce del tumore alla prostata ultima modifica: 2017-09-05T16:00:40+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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