Tecnostress: la “patologia” del futuro

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La parola inglese technostress, coniata nel 1984 da Craig Brod, descrive la patologia che scaturisce dall’uso eccessivo e simultaneo di informazioni veicolate dai videoschermi. Gli effetti collaterali che induce sono mal di testa, ipertensione, ansia, insonnia, attacchi di panico, calo della concentrazione, disturbi gastrointestinali e cardiocircolatori, depressione, calo del desiderio. Inoltre, può favorire alterazioni comportamentali e l’isolamento relazionale. In Italia il termine tecnostress, è emerso per la prima volta nel 2006, in seguito agli esposti di alcuni dipendenti di un call-center torinese, il procuratore di allora aveva avviato le indagini per verificare se il tecnostress potesse essere riconosciuto come una nuova malattia professionale. I lavoratori esposti al rischio tecnostress e internet dipendenza sono in aumento: in Italia sono 7,3 i mobile worker che usano abitualmente ogni giorno tre device digitali mobili e sono connessi a internet in modo costante. All’uso del pc fisso da scrivania si sta affiancando la tecnologia mobile, che consente di lavorare ovunque. Tra questi, 1,8 di lavoratori sono a rischio tecnostress secondo una ricerca pubblicata nel 2013 da Netdipendenza Onlus. Molte le categorie esposte: networkers, informatici, giornalisti, commercialisti, analisti finanziari, web manager, per citarne solo alcune.
Netdipendenza Onlus si occupa dal 2007 di tecnostress in azienda e nei luoghi di lavoro, ha pubblicato il primo libro italiano sull’argomento. E’ qualificata come Centro di Formazione AIFOS (C.F.A) ed eroga il primo corso in Italia sul “Rischio tecnostress lavoro correlato. Il tecnostress è una nuova malattia professionale e rientra nell’obbligo di valutazione dei rischi ai sensi del T.U 81/2008 e D.lgs 106/2009.
Più volte si è parlato dei videoterminali come di strumenti ad alto rischio per i lavoratori che li utilizzano e a causa della loro maggiore diffusione negli ambienti lavorativi e dei ritmi di lavoro sempre più stressanti, negli ultimi anni sono sempre più frequenti i disturbi correlati alloro utilizzo: la fatica visiva connessa all’impegno degli occhi, alle caratteristiche dello schermo, alle condizioni di illuminazione e di microclima dell’ambiente; i disturbi muscolo-scheletrici condizionati da posture non corrette, arredi e tempi di lavoro; e lo stress (affaticamento mentale) influenzato dai contenuti della mansione, dal software e dal rumore.
La progressiva diffusione delle tecniche informatiche in tutti i settori della società ha certamente contribuito a migliorare l’efficienza dei processi lavorativi e a ridurre il carico di lavoro per l’uomo, tuttavia l’utilizzo prolungato del videoterminale, come detto, può provocare diversi disturbi. Una delle priorità dell’azione preventiva è la corretta informazione degli utilizzatori da parte del datore di lavoro, mediante delle Linee Guida, che consento di informare i dipendenti circa i rischi di disabilità ed infortuni alla vista ai quali sono esposti e per addestrarli opportunamente sulle strategie da adottare per prevenire tali rischi. Le Linee Guida, oltre a fornire una breve descrizione dei disturbi che possono insorgere negli operatori addetti ai videoterminali, propongono una rassegna di semplici norme di buona pratica da intraprendere per organizzare in maniera corretta la propria postazione di lavoro ed utilizzare correttamente tutti gli strumenti in dotazione.
Recentemente si è tenuto a Milano il primo congresso internazionale sulla patologia clinica Internet Dipendenza, più nota in inglese come Internet Addiction Disorder (IAD), inserita in via preliminare nel DSM V, cioè il manuale mondiale della malattie psichiatriche. Nel mondo vi sono molti ospedali che curano questa sindrome e in Italia opera l’ambulatorio di IAD presso il Policlinico Gemelli di Roma. Il problema è serio e la moltiplicazione della tecnologia “touch” porta il lavoro ovunque: a casa, in bagno, al bar, in treno, in auto.

Tecnostress: la “patologia” del futuro ultima modifica: 2014-07-26T09:57:00+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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