Smalto semipermanente: si o no?

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In qualsiasi situazione, le nostre mani rappresentano un ottimo biglietto: che sia un colloquio di lavoro che un primo appuntamento, sono tra le cose che guardiamo nei primi istanti e le unghie sono una delle parti più in vista.

La scelta dello smalto è assolutamente fondamentale, ormai non c’è più estetista o salone di bellezza che proponga soltanto la classica manicure: ormai i trattamenti più richiesti sono la ricostruzione gel o lo smalto semipermanente, chi li ha provati almeno una volta difficilmente tornerà indietro.

Lo smalto semipermanente probabilmente è la tecnica al momento più utilizzata e amata dalle appassionate perché, oltre a dare un aspetto sano alle unghie, garantisce un colore che non perde di lucentezza e dà la possibilità di avere una manicure impeccabile che dura fino a 2/3 settimane. Sembrerebbe rappresentare la soluzione perfetta per chi ha poco tempo, ma tiene particolarmente al proprio aspetto rimanendo naturale e senza eccessi.

Lo smalto semipermanente è un prodotto “foto-indurente”: si tratta di un particolare smalto, che, modificato tramite l’aggiunta di “foto-iniziatori” (sostanze chimiche che modificano il proprio stato a contatto con la luce), al contatto con la luce a raggi UV, è in grado di passare dallo stato fluido a quello solido, rendendo le unghie leggermente più spesse (ma non come quando viene utilizzato il gel) e resistenti.

Anche se sembrerebbe un controsenso, il lato negativo di questo trattamento è rappresentato proprio dalla sua durata, per questo motivo infatti lo smalto è difficile da rimuovere. Esistono molti metodi per la rimozione di questo tipo di smalto, è importante pero il più possibile evitare che l’unghia risulti indebolita ed eccessivamente stressata dal trattamento.

Il diluente utilizzato per la rimozione agisce solamente se il primo strato di smalto semipermanente viene rimosso tramite la lima( la tecnica più utilizzata e anche la più semplice): sfregando proprio la parte ruvida direttamente sull’unghia. Dopodiché, il solvente scioglierà lo smalto rimanente, permettendo di sollevare lo smalto come fosse una pellicola e portandolo ad una rimozione facilitata.

Questi solventi, insieme alla rimozione meccanica dello smalto, purtroppo risultano prodotti aggressivi e possono effettivamente provocare l’assottigliamento e l’indebolimento dell’unghia.

In conclusione, gli smalti semipermanenti possono essere utilizzati ma con le dovute precauzioni: secondo quanto afferma la dottoressa Piraccini, professoressa associata di dermatologia all’Università di Bologna ed esperta in malattie di unghie e capelli prima di tutto è bene applicarli solo se le unghie sono in perfetta salute. E’ consigliata una sola applicazione al mese, in quanto le sostanze chimiche presenti nei solventi (ad esempio la formaldeide e toluene), possono risultare tossiche e corrosive se utilizzate in maniera massiccia. Questi smalti possono essere intervallati con smalti normali o lasciando le unghie libere. In caso di unghie sottili e che si spezzano è consigliabile effettuare questo trattamento con pause di due o tre mesi.

 

E’ importante assicurarsi che i raggi UV utilizzati siano a basso voltaggio. Inoltre, risulta importante anche la scelta della lima, infatti la lima sbagliata può favorire lo sfaldamento e l’assottigliamento dell’unghia (nel peggiore dei casi, infatti, la rimozione dello smalto attraverso la limatura o una manicure non realizzata a secco può portare anche ad infezioni o funghi). Sicuramente i gel semipermanenti, a lungo andare, possono favorire l’ingiallimento dell’unghia, proprio come gli smalti normali.

Smalto semipermanente: si o no? ultima modifica: 2017-12-22T12:00:35+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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