Sindrome da alienazione parentale

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In presenza di un conflitto coniugale, chi soffre di più sono i figli che vengono sballottati tra un genitore all’altro e che, spesso, non vengono salvaguardati dalla guerra che si fanno mamma e papà. Nel caso in cui la separazione tra i coniugi sia particolarmente conflittuale, può accadere che il genitore affidatario, volontariamente o involontariamente, dia avvio a una sorta di “lavaggio del cervello” volto a far sì che il figlio metta in atto una campagna di denigrazione ingiustificata nei confronti dell’altro genitore.
Recentemente il Tribunale di Cosenza ha revocato l’affido condiviso dei figli e disposto quello esclusivo a favore del padre. La madre stava cercando di distruggerne la figura e lo aveva screditato agli occhi dei bambini al punto da spingerli a considerarlo “cattivo”. Quando si arriva a questo si parla di sviluppo nei bambini di un disturbo noto come “sindrome da alienazione genitoriale” (PAS, Parental Alienation Syndrome).
La PAS è una ipotetica e controversa dinamica psicologica disfunzionale che, secondo le teorie dello psichiatra statunitense Richard Gardner, si attiverebbe sui figli minori coinvolti in contesti di separazione e divorzio conflittuale dei genitori. Lo scopo ultimo da parte del genitore alienante, è l’interruzione immediata delle visite dell’ex-coniuge e l’ottenimento dell’affidamento esclusivo.
Il genitore “alienante” utilizzerebbe espressioni denigratorie riferite all’altro genitore, false accuse di trascuratezza nei confronti del figlio, violenza o abuso; tutto questo genererebbe nei figli profondi sentimenti di paura, diffidenza e odio verso il genitore “alienato”. I figli, quindi, si alleerebbero con il genitore “sofferente”.
La teoria di Gardner basa la diagnosi di PAS sull’osservazione di otto presunti sintomi primari nel bambino: la campagna di denigrazione che porta al rifiuto ossessivo del bambino nei confronti del genitore alienato; motivazioni superficiali o assurde alla base del comportamento denigratorio; il genitore alienante è assolutamente buono e il genitore alienato è totalmente cattivo; il “pensatore indipendente” ossia l’esigenza del bambino di affermare in modo esplicito che il suo odio verso il genitore alienato dipende solo da una sua decisione presa in modo indipendente; utilizza termini o frasi fuori luogo per la sua età e quindi derivanti dal genitore alienante; nessun senso di colpa nei confronti del genitore alienato; oltre al genitore alienato, il bambino rifiuta anche la sua famiglia d’origine; sostegno al genitore alienante.
Come ogni tipo di disturbo, anche la PAS può avere diversi livelli di gravità (lieve, medio e grave); il trattamento sarà dunque diverso a seconda della gravità e dell’entità del disagio. L’intervento terapeutico deve essere di tipo multifocale e diretto all’intero sistema familiare: al bambino, al genitore alienante e al genitore alienato.
Le teorie e i risultati delle ricerche di Gardner sull’argomento della sindrome da alienazione genitoriale sono oggetto di critica sia dal punto di vista legale sia sul piano strettamente clinico, in ragione dell’asserita mancanza di validità e affidabilità scientifica.
Comunque sia, a lungo termine, i costi per il bambino sono elevati e potrebbero riguardare problemi d’identità e nelle relazioni affettive con una seria compromissione della loro crescita affettiva ed emotiva. I genitori dovrebbero evitare di arrivare a tanto, non per timore dei giudici e delle loro decisioni, ma per amore dei figli e per salvaguardarne la serenità.

Sindrome da alienazione parentale ultima modifica: 2015-09-18T19:26:53+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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