Scoprire l’autismo grazie a poche gocce di sangue

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E’ stato messo a punto un nuovo esame che va ad analizzare la membrana delle cellule e mette in evidenza la presenza di segnali dell’autismo collegati alla dieta. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista  “Scientific report”, in uno studio dal titolo “High predictive values of RBC membrane-based diagnostics by biophotonics in an integrated approach for Autism Spectrum Disorders”.

Questo test è stato messo a punto dal gruppo di Carla Ferreri del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna e prevede l’utilizzo di 20-30 gocce di sangue, grazie a queste è possibile fare una diagnosi molto precoce di autismo. Questo esame ha inoltre dimostrato come una dieta povera di grassi saturi e ricca di Dha (acido docosaesaenoico) possa migliorare i sintomi dell’autismo. Il team multidisciplinare ha lavorato insieme al responsabile del Centro autismo regionale Emilia-Romagna, Paola Visconti dell’Ospedale Maggiore di Bologna.

Secondo la dottoressa Ferreri, questo esame rappresenta un nuovo sistema diagnostico basato sullo studio della membrana cellulare e del suo stato di equilibrio come elemento chiave per la salute, strettamente collegato alla nutrizione. Il metodo mette in luce carenze “spia” dell’autismo a livello cellulare, ma apre anche la strada a forme di lotta alla malattia che passano attraverso la nutrizione o l’integrazione nutrizionale.

Gli studiosi sono arrivati a questo esame mettendo per la prima volta insieme due metodiche (lipidomica e biofotonica) eseguite su 21 bambini con diagnosi di disordine dello spettro autistico e 20 bambini sani: i dati ottenuti hanno permesso di individuare caratteristiche peculiari della membrane cellulari dei primi, legate allo squilibrio della loro organizzazione molecolare. La membrana cellulare e le sue disfunzioni sono già note come base molecolare di varie malattie in ambito neurologico; ora con le due metodiche si può misurare il grado di disorganizzazione e riconoscere gli elementi carenti, permettendo anche di intervenire a livello nutrizionale e metabolico per contribuire alla riorganizzazione.

Il gruppo di scienziati sta già applicando questo metodo su diverse famiglie che hanno adottato un’alimentazione particolare, eliminando i grassi saturi (i bimbi ne consumano meno di 8 grammi al giorno) e poi integrando la dieta con acidi grassi come il Dha, utile per la salute neuronale.  Lo studio è in corso, ma è già stata segnalata una miglior gestione dei bambini che seguono questo regime.

L’acido grasso Dha è l’elemento-chiave più carente nei bambini autistici e può essere supplementato fin dalla nascita. Inoltre, le due metodiche per il test sono semplici e non costose, quindi daranno anche la possibilità di monitorare nel tempo la membrana cellulare dei pazienti, e soprattutto di valutare nel tempo gli effetti di interventi di tipo nutrizionale e nutraceutico personalizzati.

Come novità sono state utilizzate le membrane dei globuli rossi, cellule reporter dello stato dei vari tessuti, come quello nervoso, non raggiungibile in un essere vivente. Il globulo rosso può essere una cellula segnalatrice di squilibrio, e la precisione raggiunta dai due esami consente di valutare e diagnosticare la differenza tra una cellula malata e una sana. Sul campione di 20-30 gocce di sangue, gli studiosi hanno esaminato la qualità e quantità degli acidi grassi (lipidomica) presenti nella membrana del globulo rosso maturo, poi con la biofotonica hanno analizzato la luce riflessa dalla membrana dei globuli rossi, rilevando le caratteristiche “spia”.

Grazie a questa nuova metodica c’è la possibilità reale di monitorare un largo numero di bambini, affidandosi all’alta predittività dei risultati ottenuti, ma anche alla forza di un approccio correttivo di nutrizione come mezzo specifico per intervenire in modo mirato sullo squilibrio che caratterizza questa malattia, e non solo. Infatti, le disfunzioni metaboliche (come l’obesità) dei bambini sono in aumento.

Il passo successivo sarà quello di  prevedere uno studio ampio di screening in bambini, anche neonati, senza attendere l’età necessaria all’esame clinico del comportamento, per verificare lo stato di squilibrio secondo le due metodiche e assegnare una strategia mirata.

Per questo motivo la ricercatrice si augura di avere subito l’appoggio di tutti i centri medici che si occupano di autismo, e anche di istituzioni o fondazioni, che possano finanziare uno screening ampio di popolazione. Ma anche di aziende del settore, che possano adeguare i loro nutraceutici e alimenti in modo da supportare le famiglie con una disponibilità di prodotti e nutrienti adatti alla strategia di riequilibrio. Secondo la dottoressa Ferreri, i risultati si dovrebbero vedere già dopo un anno di attività del progetto.

 

Scoprire l’autismo grazie a poche gocce di sangue ultima modifica: 2017-12-11T16:58:53+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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