Scoperto il gene che ci fa iniziare a parlare

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Quando un bambino riesce ad articolare le prime paroline è anche grazie alle “istruzioni” che sono scritte nei geni, in particolare, il gene Robo2, identificato da alcuni ricercatori dell’Università di Bristol. Questo gene si trova sul cromosoma 3, lo stesso che è collegato a disturbi del linguaggio come la dislessia e che controlla la capacità di comprendere, emettere suoni ed articolare parole. I bambini iniziano a dire le loro prime parole tra i 10 e 15 mesi e via via sviluppano rapidamente il loro vocabolario e la complessità grammaticale delle loro frasi.

In questo studio i ricercatori hanno usato i dati sulle competenze linguistiche di oltre 10mila bambini europei tra i 15 e 30 mesi, analizzandoli poi con un approccio genome-wide, per cercare possibili associazioni tra le variazioni genetiche e la capacità di vocabolario. Hanno così identificato una specifica regione del genoma, situata sul cromosoma 3, intorno al gene Robo2, che appare significativamente correlata con la capacità linguistica nelle prime fasi dello sviluppo del linguaggio. Il gene contiene le istruzioni per sintetizzare la proteina ROBO2, coinvolta in alcuni processi cerebrali fondamentali come il trasporto di sostanze chimiche nelle cellule cerebrali e in particolare nella formazione di nuovi neuroni. La proteina, inoltre, interagisce strettamente con altre della famiglia ROBO, note per essere collegate a problemi di lettura e di memorizzazione della fonetica. I risultati ottenuti da questo studio sono coerenti con quelli di studi precedenti che dimostravano la correlazione tra gravi mutazioni a carico dello stesso gene e l’insorgenza di disturbi dello spettro autistico.

L’acquisizione del linguaggio è una dei processi più spettacolari dell’età dello sviluppo. In media, i bambini iniziano a comprendere le parole tra 6 e 9 mesi, e tra i 10 e i 15 mesi a dire spontaneamente le prime parole. Per qualche tempo, l’apprendimento di nuovi termini lessicali è tipicamente lento, per poi passare a quella che gli psicologi chiamano ”esplosione del linguaggio”: tra i 18 e i 24 mesi i piccoli cominciano a produrre le prime combinazioni di due parole e possono contare su un vocabolario di un centinaio di termini; tra 24 e 36 mesi l’articolazione delle frasi diventa ancora più complessa e articolata, mentre il vocabolario si fa sempre più vasto, fino ad arrivare a 14.000 parole intorno ai sei anni. Queste tappe hanno una forte variabilità cronologica, anche nell’ambito dello sviluppo normale: alcuni bambini infatti sono molto più precoci di altri.

La scoperta fatta dai ricercatori è molto interessante, ma questo non toglie importanza al fatto che gli esseri umani, per imparare a comunicare e ad arricchire il linguaggio, devono esercitare queste competenze innate. E iniziano autonomamente, quando a pochi mesi di vita avviano la lallazione, ovvero l’emissione di semplici sillabe, spesso ripetute (es, ma-ma o ba-ba): il bambino sta dando il via la sua comunicazione interpersonale. Già a questa età è importante instaurare un dialogo con il bimbo, anche se ovviamente lui non potrà rispondere. Un bimbo lasciato nel silenzio può andare incontro a uno sviluppo neurologico non corretto. Ogni occasione è buona per parlare con il bambino e associare le espressioni del viso a quello che stiamo dicendo lo aiuterà, con il tempo, a mettere meglio a fuoco il significato delle parole.

 

Scoperto il gene che ci fa iniziare a parlare ultima modifica: 2014-10-30T09:26:40+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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