Una scoperta italiana permetterà di individuare più facilmente l’endometriosi

628 visualizzazioni Scrivi un commento

L’endometriosi è una malattia caratterizzata dalla presenza di endometrio (che ricopre la cavità interna dell’utero) al di fuori della cavità uterina, in altre zone del corpo femminile, normalmente nella pelvi. Può colpire le donne dalla prima mestruazione ed eccezionalmente anche prima del primo ciclo mestruale nella infanzia, fino alla menopausa, anche se dopo i 40 anni la crescita del tessuto endometriale presente fuori dalla cavità uterina sembra più lenta. Alcune volte però può persistere dopo la menopausa. L’endometriosi interessa circa il 10% di donne in età riproduttiva e ha pesanti effetti sulla vita sessuale e sulla possibilità di avere figli. Infatti, circa il 30-40% di donne con endometriosi è sterile, la malattia è una delle prime cause di sterilità femminile.
Spesso purtroppo, questo disturbo viene scoperto tardi, quando è già molto esteso: la malattia dell’endometriosi, infatti, è tanto insidiosa quanto difficile da diagnosticare. Per una diagnosi completa, c’è bisogno di ricorrere alla chirurgia, solo così i medici possono apprezzarne la reale entità e poi rimuoverla.
Adesso però, grazie ad un nuovo liquido tessuto-specifico, usato come mezzo di contrasto per la risonanza magnetica, sarà più facile capire se si è davanti ad un caso di endometriosi e quantificarne l’estensione.
Questa recente scoperta è stata fatta dalla Fondazione italiana endometriosi (FIE), diretta da Pietro Giulio Signorile. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Journal of Cellular Physiology, e ha dimostrato che aggiungendo l’Amh (ormone antimulleriano, presente nel nostro corpo già a partire dal feto alla 32ma settimana) al gladolinio, comunemente usato come mezzo di contrasto diagnostico, l’immagine della malattia nella risonanza magnetica viene potenziata, evidenziando anche le lesioni più microscopiche dei tessuti e in tutti gli organi che ne sono stati intaccati.
Inizialmente la ricerca ha evidenziato che l’Amh era distribuito in molti organi, con diverse localizzazioni in cellule e tessuti e vari livelli di espressione. E soprattutto è stato dimostrato essere molto espresso nei tessuti endometriosici. Successivamente gli studiosi hanno osservato la capacità dell’Amh, mescolato con il gadolinio di rilevare direttamente dalla risonanza magnetica anche le più piccole lesioni endometriosiche.
Secondo il professor Signorile, questo studio, individuando così precisamente la presenza della malattia nella donna, segna un’altra pietra miliare nella ricerca sull’endometriosi e costituisce un aiuto concreto per migliaia di donne che non hanno mai certezza sulla diagnosi, fino all’intervento.

Una scoperta italiana permetterà di individuare più facilmente l’endometriosi ultima modifica: 2015-10-29T13:34:39+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *