Che relazione c’è tra i microbi intestinali e l’Alzheimer?

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Lo scorso anno, un gruppo di ricercatori svizzeri e italiani che operano presso l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia ha individuato dei microbi pro-infiammatori nell’intestino che potrebbero essere all’origine dell’Alzheimer. Al centro della scoperta ci sono due proteine prodotte dal cervello (Amiloide e Tau) il cui accumulo progressivo nell’arco di vent’anni conduce alla degenerazione neuronale, con la perdita di memoria e di autonomia tipica della malattia. Gli studiosi hanno scoperto che le alterazioni infiammatorie sono invariabilmente associate con depositi di Amiloide e Tau, anche se non è ancora chiaro se l’infiammazione preceda o segua la malattia.

Le cause dell’accumulo delle due proteine, Amiloide e Tau, nel cervello e l’origine dell’infiammazione sono gli obiettivi degli studi del professor Giovanni Frisoni, direttore della Clinica di memoria all’Ospedale Universitario di Ginevra e già direttore scientifico dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, e della professoressa Annamaria Cattaneo del Centro nazionale Fatebenefratelli per la ricerca e cura della malattia di Alzheimer e delle malattie psichiatriche. I loro studi sono stati pubblicati sulla rivista Neurobiology of Aging.

I ricercatori, grazie una tecnica di imaging sofisticato basato su tomografia a emissione di positroni (PET), hanno accertato che i pazienti colpiti da Alzheimer presentano una quantità importante di Amiloide nel cervello rispetto alle persone dei gruppi di controllo.

Spiega il professor Frisoni che i batteri intestinali con note proprietà pro-infiammatorie sono più abbondanti nelle feci dei malati di Alzheimer, mentre quelli con proprietà anti-infiammatorie erano più abbondanti in quelle degli altri gruppi. Inoltre, hanno scoperto che la concentrazione nel sangue di molecole pro-infiammatorie e anti-infiammatorie (citochine) differiva tra malati di Alzheimer e non.

Ovviamente il professor Frisoni afferma che lo studio non porta a dire che il morbo di Alzheimer è causato da batteri dannosi nell’intestino, ma che lo studio dell’interazione tra microbi intestinali e cervello è un percorso di ricerca che merita di essere ulteriormente esplorato.

Questi i risultati ottenuti lo scorso anno, nel 2017 gli studi proseguono e come sottolinea la dottoressa Cattaneo la “caccia” non si arresta. Infatti, la responsabile del Laboratorio di Psichiatria Biologica dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, ha ricevuto un finanziamento dall’americana Alzheimer Association, che è la più grande associazione no-profit in questo campo, per studiare il ruolo dei batteri dell’intestino.

Spiega la dottoressa che la microflora presente nel nostro intestino, influenza le funzioni del nostro cervello secondo un complesso insieme di meccanismi e coinvolgendo diversi organi. Il progetto sarà volto a capire sia se la presenza e l’abbondanza di certi batteri nell’intestino possa influenzare anche il sistema immunitario nei pazienti affetti da malattia di Alzheimer e possa anche contribuire allo sviluppo della malattia che a capire se certi batteri o alcune loro componenti possano arrivare nel cervello e scatenare la malattia. In seguito a questo si potrebbero aprire nuove strade per la diagnosi e la terapia.

 

Che relazione c’è tra i microbi intestinali e l’Alzheimer? ultima modifica: 2018-02-26T12:00:02+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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