Come prevenire uno degli incubi per le future mamme

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Si stima che ogni anno circa 40.000 bambini negli Stati Uniti, 35.000 in Europa e 2.000 in Italia nascano con l’infezione congenita da Citomegalovirus (CMV). Il CMV è un virus molto comune appartenente alla famiglia degli herpes virus (come la varicella, l’herpes labiale o il virus della mononucleosi). Negli adulti e nei bambini i sintomi sono in genere lievi e generici: febbre, stanchezza, mal di gola, spesso non ci si accorge nemmeno della malattia. Il virus, però, può essere molto pericoloso se contratto in gravidanza, perché in questo caso può passare al feto, con conseguenze che possono essere anche gravi. Il rischio di trasmissione al feto varia dal 30 al 40%. E’ importante ricordare però, che anche se il feto ha contratto il virus, non è detto che manifesti delle conseguenze, a breve o a lungo termine.
Le conseguenze, anche se rare, possono essere piuttosto serie: possono riguardare il sistema nervoso centrale con malformazioni visibili anche in ecografia, oppure possono provocare ritardo mentale, sordità congenita, cecità: tutte condizioni non sono diagnosticabili in utero e delle quali ci si accorge solo dopo la nascita del piccolo, anche dopo mesi o anni.
Per sapere se si è già contratto il CMV basta fare un esame del sangue, che ricerca la presenza di immunoglobuline contro il virus: le IgM che si formano quando c’è un’infezione acuta in corso e quindi segnalano che la malattia è in atto, e le IgG sono quelle della “memoria” dell’infezione: se risultano positive, vuol dire che la malattia è stata contratta in passato e quindi l’organismo ha sviluppato gli anticorpi.
In caso di infezione prima del secondo mese di gestazione, o provoca un aborto spontaneo o si supera senza problemi. La situazione più critica, invece, si ha per infezioni primarie contratte nella prima metà della gravidanza. Per sapere con certezza se il bimbo ha contratto o meno l’infezione l’unico esame possibile è l’amniocentesi, che permette di individuare l’eventuale virus nel liquido amniotico.
Purtroppo a oggi non esiste una terapia di dimostrata efficacia, né per prevenire la trasmissione materno-fetale né per scongiurare eventuali danni al bambino. La buona notizia è che sono in corso studi scientifici; al momento, però, le ricerche sono ancora in fase sperimentale.
E’ stato pubblicato, avendo quindi un risalto mondiale, sulla rivista internazionale EBioMedicine (pubblicazione online nata dallo sforzo congiunto delle redazioni di The Lancet e Cell Press), uno studio condotto presso le Cliniche Ostetrico Ginecologica universitaria dell’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino (diretta dalla professoressa Tullia Todros) e della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Università di Pavia (diretta dal professor Giuseppe Gerna). Lo studio ha preso in esame 9mila gestanti delle due cliniche e ha permesso di scoprire come prevenire l’infezione primaria da citomegalovirus nelle donne in gravidanza. Ha dimostrato come una donna incinta ben informata sulle norme igieniche da seguire è in grado di evitare l’infezione durante la gravidanza e quindi di non infettare il suo bambino. Alle donne veniva raccomandato di lavarsi frequentemente le mani, di non baciare i bambini piccoli sulla bocca o sulla faccia, di non condividere posate, biancheria, cibo o bevande. Più in generale, veniva raccomandato di non portare alla bocca qualunque cosa potesse essere stata nella bocca del bambino (ciuccio, manine e piedini).
Il CMV è presente nelle urine e nella saliva dei bambini al di sotto dei tre anni di vita ed una delle più frequenti modalità di infezione avviene quando si portano inavvertitamente alla bocca mani o oggetti contaminati. Per questo le gestanti suscettibili all’infezione primaria, che hanno frequenti contatti con bambini piccoli sia in famiglia che per lavoro, sono ad elevato rischio di contrarre l’infezione. Infatti, circa i due terzi di tutte le infezioni primarie avvengono in donne almeno alla seconda. I risultati sono stati inequivocabili: nel gruppo di controllo (donne non informate) 9 donne su 100 hanno contratto l’infezione da CMV, mentre solo 1 su 100 ha contratto l’infezione nel gruppo che aveva ricevuto adeguate informazioni. Lo studio ha quindi dimostrato che è possibile ridurre sensibilmente il rischio di contrarre la malattia adottando semplici  e corrette norme di igiene personale.

Come prevenire uno degli incubi per le future mamme ultima modifica: 2015-08-25T23:43:37+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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