Olio di palma: un nuovo “nemico”

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L’olio di palma è contenuto in moltissimi cibi e spesso è presente anche a nostra insaputa, perché sull’etichetta viene scritto in modo generico olio vegetale! E’ contenuto in molti prodotti dai cereali ai biscotti, dalle merendine ai cracker ed in alcuni tipi di pane industriale, etc.

L’olio di palma è un grasso vegetale costituito però al 50% circa di grassi saturi, come quelli animali, i più dannosi per la salute. Il suo consumo dovrebbe essere moderato, dando la preferenza ai grassi insaturi; quando il suo consumo diventa regolare viene messa a rischio la salute di cuore ed arterie.

E’ un ingrediente molto utilizzato nell’industria alimentare, ma oltre ad essere dannoso per la salute risulta essere dannoso anche per l’ambiente. L’olio di palma si ottiene dalla spremitura dei frutti della palma Elaeis guineensis, è un olio di colore rosso acceso per l’elevato contenuto di carotenoidi, ampiamente utilizzato nei paesi in cui la palma viene coltivata (Africa, Asia e America centro-meridionale). L’olio di palma impiegato dall’industria alimentare è sempre raffinato e si presenta incolore, inodore e insapore. Il processo di raffinazione separa l’olio in due frazioni, una solida dall’aspetto “burroso” ricca di acido palmitico, e una liquida, ricca di acido oleico. La presenza delle due frazioni (solida e liquida) e il basso prezzo sono i motivi del suo successo nell’industria alimentare: la frazione liquida è molto resistente all’ossidazione e quindi sopporta bene le temperature elevate senza degradarsi: è utilizzata per la frittura delle patatine e dei dolci.

Visto l’uso massiccio di olio le varie multinazionali hanno iniziato a fare coltivazioni intensive (soprattutto Indonesia e Malesia) distruggendo la foresta tropicale, la sauna e l’habitat degli indigeni.

Le cose però stanno per cambiare! Infatti dal 14 dicembre di quest’anno, secondo la normativa europea,  le ditte produttrici saranno obbligate a specificare sulle etichette degli alimenti la presenza dell’olio di palma.

Molte multinazionali (sia del settore alimentare che del settore cosmetico, settore in cui è impiegato l’olio di palma ad esempio nella composizione di creme) hanno deciso di accettare la proposta fatta da Greenpeace a favore dell’ambiente.

Alcune delle maggiori aziende mondiali dell’industria di olio di palma hanno accettato d’interrompere la distruzione di foreste, per convertire il terreno alla coltivazione della palma. La prima è stata la maggiore azienda indonesiana del settore, la Golden Agri Resources, seguita da P&G, L’Oreal, Unilever, Nestlé, Wilmar International e Cargill, che hanno accettato di adottare l’High Carbon Stock Approach (HCS), proposto da Greenpeace e dal Forest Trust, per identificare tutte le aree forestali esistenti. Greenpeace ha ottenuto lo stop delle ruspe anche da parte di altre cinque societa’ Sime Darby, KLK, IOI, Musim Mas e Asian Agri. La tregua sara’, per il momento, della durata di un anno.

Il nostro problema sta soprattutto in quanto olio di palma introduciamo: cominciamo a colazione, con biscotti e cereali e continuiamo per tutto il giorno. Da dicembre sarà importante fare attenzione alle etichette e, per evitare l’effetto accumulo, sostituendoo i prodotti che lo contengono , quando è possibile, con dolci fatti in casa a colazione, frutta fresca e secca locale e di stagione agli spuntini e creme al cioccolato con burro di cacao.

Olio di palma: un nuovo “nemico” ultima modifica: 2014-11-21T11:52:31+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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