Quest’estate attenti alle meduse!

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Un problema che persiste da anni e che è noto agli amanti del mare è rappresentato dalle meduse. Prima di concedersi una nuotata, è bene fare una rapida ricognizione con lo sguardo, alla ricerca di eventuali meduse da evitare. Diversi sono i fattori concomitanti tra loro, tra cui l’aumento della temperatura media delle acque del Mar Mediterraneo causata dal riscaldamento globale e la pesca intensiva di specie ittiche fondamentali per tenere sotto controllo il numero di meduse.

 

Dal 2009 in Italia è attivo un progetto di ricerca che studia le meduse nel Mar Mediterraneo anche grazie al contributo dei cittadini, uno dei principali fautori di questo progetto è Ferdinando Boero, professore di zoologia e biologia marina all’Università del Salento . Questo progetto di citizen science, chiamato “Occhio alla medusa”, oggi è considerato globalmente come quello di maggior successo nell’ambiente marino. Partecipare a questo progetto è semplice: basta inviare in tempo reale immagini e segnalazioni gli avvistamenti di meduse, o di quelle che si pensa siano meduse su di un’apposita pagina web o su una app per smartphone.

Grazie alle segnalazioni di pescatori e amanti delle immersioni provenienti dal golfo di Venezia e da quello di Trieste, è stata scoperta una nuova specie arrivata nel Mediterraneo: Pelagia benovici, urticante, con dimensioni comprese tra 30 e 55 centimetri. La scoperta di P. benovici è stata annunciata lo scorso maggio con uno studio pubblicato su “Zootaxa”.

Sempre grazie alle segnalazioni dei cittadini, dall’inizio del progetto è stato possibile seguire un fenomeno importante dal punto di vista biologico e ambientale, ovvero l’invasione di meduse che non sono autoctone del Mediterraneo, ma che vi sono giunte passando dallo stretto di Gibilterra o dal canale di Suez, magari trasportate dalle acque di zavorra delle navi che provengono da altre aree del mondo. Di solito la differenza tra le condizioni ambientali del punto di partenza e quelle del punto di arrivo stronca sul nascere la proliferazione degli invasori. In alcuni casi però questo non avviene e le conseguenze possono essere devastanti. Ad esempio lo ctneforo Mnemiopsis leidyi (gli ctenofori non sono propriamente meduse, ma loro parenti non urticanti) è arrivato negli anni ottanta nel Mar Nero. La successiva proliferazione ha provocato un crollo della pesca, perché M. leidyi ha sviluppato popolazioni enormi che hanno mangiato i piccoli crostacei di plancton di cui si nutrono le larve dei pesci, oltre alle uova e le larve degli stessi pesci. Ora grazie al progetto di citizen science, spiega ancora Boero, abbiamo segnalazioni di M. leidyi in alcuni mari italiani e possiamo tenere sotto controllo la situazione.

Quest’estate attenti alle meduse! ultima modifica: 2014-06-27T16:41:30+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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