Nuove speranze per chi è affetto da carcinoma peritoneale

185 visualizzazioni Scrivi un commento

Il peritoneo è la membrana sierosa che ricopre e racchiude gli organi dell’addome. E’ una struttura molto sottile, la cui rimozione (in caso di tumore) è chirurgicamente molto complessa perché essa è collegata agli organi che avvolge.

La carcinosi peritoneale è un tumore diffuso al peritoneo. I tumori che colpiscono il peritoneo sono soprattutto metastatici: di solito sono conseguenti alla diffusione di neoplasie della cavità addominale (apparato digerente, utero e ovaie, etc.), attraverso il liquido peritoneale o per propagazione per contiguità.

Fino a pochi anni fa questa patologia era considerata come una condizione di assoluta inoperabilità: venivano effettuati degli interventi puramente esplorativi, tentativo estremo da parte del chirurgo che era costretto ad arrendersi alla eccessiva diffusione della malattia. Il carcinoma, dall’organo di partenza, si estende alla superficie di tutti gli altri organi presenti nell’addome ed alle pareti della cavità addominale stessa, rendendo vano qualsiasi tentativo di asportazione dei tessuti malati, preservando quelli sani.

I risultati erano scarsi anche con le cure non chirurgiche (chemioterapia o radioterapia), assolutamente inefficaci in questi casi. Purtroppo i pazienti con carcinoma peritoneale erano destinati a morire nel giro di poche settimane, tra atroci sofferenze derivate soprattutto dall’occlusione intestinale, alla quale inevitabilmente andavano incontro. In un gran numero di pazienti con questo tipo di tumore il fallimento del trattamento chirurgico è legato alla recidiva nel sito della resezione o sulla superficie peritoneale. Questo suggerisce che l’eliminazione della diffusione peritoneale potrebbe avere un impatto importante sulla sopravvivenza di questi pazienti. Negli ultimi anni sono emersi sostanziali cambiamenti nel trattamento di alcuni tipi di tumori addominali con diffusione peritoneale, dovuti soprattutto ai progressi ottenuti nella comprensione della biologia del tumore e dei meccanismi di progressione neoplastica.

Per questo, all’ospedale di Modena hanno effettuato il primo intervento con una nuova metodica: l’Hipec (Hipertermic Intraperitoneal Chemotherapy). Nello stesso momento dell’asportazione chirurgica (perinectomia, con questo termine si definiscono una serie di procedure chirurgiche volte ad ottenere l’asportazione ad intento curativo di un neoplasia addominale invadente il peritoneo) viene effettuata l’Hipec, ossia la chemio-ipertermia intraperitoneale, che va a rimuovere  la parte malata del peritoneo che non si è riusciti ad asportare con il bisturi.

La perinectomia è caratterizzata da tempi operatori che si susseguono secondo criteri oncologici precisi, miranti ad ottenere l’asportazione completa del tessuto neoplastico. La chemio-ipertermia (chemioterapia regionale) ha lo scopo di distruggere le cellule maligne residue alla asportazione del tumore primitivo. Va somministrata intraoperatoriamente, con il vantaggio di poter essere effettuata in associazione con alte temperature e ad addome aperto, quindi con un controllo diretto della distribuzione della soluzione chemioterapica. I farmaci attivati dal calore e dal contatto diretto con il tumore risultano 4 volte più efficaci rispetto alla chemioterapia normale, minimizzando gli effetti tossici. La chemioterapia regionale ha lo scopo di far fronte alla persistenza microscopica di malattia dopo l’intervento chirurgico: trattandosi di tumori molto estesi con cellule dotate di scarsa capacità di adesione, è ipotizzabile la “caduta” di cellule neoplastiche libere sulle superfici cruentate dove proliferano protette dalla deposizione di fibrina.

La peritonectomia associata a chemio-ipertermia intraoperatoria rappresenta un trattamento integrato di elevata complessità. E’ fondamentale quindi che le indicazioni all’intervento siano precise, almeno entro i limiti consentiti dalle attuali conoscenze.

Non tutti i pazienti affetti da carcinosi peritoneale sono trattabili con citoriduzione ed Hipec. E’una procedura lunga e complessa, con complicanze sia intra- che post-operatorie (fino al 30%) e gravata da una mortalità peri-operatoria del 3-4%. Per essere sottoposti al trattamento i pazienti devono quindi essere attentamente valutati da una equipe multidisciplinare (chirurghi, oncologi, radiologi, cardiologi ed anestesisti) che ne attesti l’eleggibilità.

I pazienti che possono essere sottoposti a questa procedura sono quelli affetti da pseudomixoma peritoneale che raccoglie tutti i tumori caratterizzati dalla produzione di enormi quantità di materiale mucinoso, che si raccoglie nella cavità addominale. Con i tumori appendicolari si sono ottenute sopravvivenze sino al 99% a 3 anni, mentre sembra che i tumori epiteliali dell’ovaio non consentano risultati altrettanto brillanti sebbene conservino un’indicazione precisa al trattamento integrato di peritonectomia.

Come detto, a Modena, l’Azienda Ospedaliero – Universitaria e UNIMORE, in prima linea nella lotta al tumore della sierosa peritoneale, che colpisce in Italia circa 25.000 persone ogni anno con una prognosi largamente infausta, è stato effettuato il primo intervento di cito-riduzione chirurgica associata a chemio-ipertermia intraperitoneale (Hipec) su una paziente di 69 anni. L’intervento, durato circa 10 ore, è riuscito e ora la paziente è andata a casa dove potrà cominciare la terapia chemioterapica prevista dai protocolli oncologici.

Questo intervento è il primo dei circa 30 i che costituiranno lo studio “P-HIPEC Fattibilità della cito-riduzione associata ad HIPEC nei pazienti con carcinosi peritoneale” approvato dall’AIFA e dal Comitato Etico. Lo studio (che include tutti i pazienti affetti da carcinosi peritoneale di origine gastrica, colica, ovarica da mesotelioma e pseudomixoma peritonei di età compresa tra i 18 e i 75 anni, ma senza diffusione extraperitoneale della malattia ed in condizioni generali in grado di affrontare la procedura di citoriduzione ed Hipec) mira a valutare gli effetti di questa metodica sia dal punto di vista terapeutico che da quello delle complicanze. Secondo la professoressa Gelmini, a capo della ricerca, lo studio verrà considerato concluso positivamente se si potrà ottenere l’80% di riduzione ottimale della malattia, in presenza di complicanze postoperatorie gravi inferiori al 30% e di una mortalità perioperatoria inferiore al 3.9%.

Si tratta di una nuova possibilità per pazienti che, sino ad oggi non ne avevano perché affetti da una patologia gravissima. Ad oggi, le carcinosi peritoneali non sono più considerate malattie sistemiche incurabili, la peritonectomia associata a chemioterapia intraperitoneale ed ipertermia ne rappresenta la risposta terapeutica più razionale e moderna.

 

Nuove speranze per chi è affetto da carcinoma peritoneale ultima modifica: 2018-06-11T14:47:28+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *