MOSE: stop all’acqua alta

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Il MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) è un progetto in fase di realizzazione, a partire dai primi anni del 2000, per la difesa di Venezia e della laguna dalle acque alte, costituito da paratoie mobili a scomparsa poste alle bocche di porto di Lido, di Malamocco e di Chioggia (varchi che collegano la laguna con il mare e attraverso i quali si svolge il flusso e riflusso della marea), in grado di isolare temporaneamente la laguna di Venezia dal mare Adriatico durante gli eventi di alta marea.
Lo scopo del progetto Mose è proteggere la laguna, le sue città, gli abitanti e l’inestimabile patrimonio storico, artistico e ambientale da tutte le acque alte, compresi gli eventi estremi. Le acque alte sono diventate sempre più frequenti e intense a causa dell’effetto combinato di abbassamento del livello del suolo e di innalzamento del livello del mare, dovuti a fenomeni naturali e antropici. Oggi le città lagunari sono mediamente di 23 cm più basse sull’acqua rispetto dagli inizi del Novecento e ogni anno decine di allagamenti causano pesantissimi disagi ai cittadini, degrado alle strutture urbane e architettoniche e all’ecosistema. In futuro il fenomeno delle acque alte potrebbe aggravarsi per il previsto aumento del livello del mare come effetto dei cambiamenti climatici.
Grazie alla sua flessibilità, il Mose può essere messo in funzione in modi diversi per far fronte alle caratteristiche e all’entità dell’evento di marea: dato che le paratoie sono indipendenti l’una dall’altra e possono agire separatamente, si può prevedere la chiusura contemporanea di tutte e tre le bocche di porto in caso di evento eccezionale, oppure la chiusura differenziata delle bocche di porto in base ai venti, alla pressione e all’entità di marea prevista, o anche chiusure solo parziali di ciascuna bocca.
Il Mose è costituito da schiere di paratoie mobili, poste alle tre bocche di porto, che separano temporaneamente la laguna dal mare in caso di alta marea. Complessivamente 78 paratoie divise in 4 schiere: alla bocca di porto di Lido, quella più ampia, due schiere, collegate da un’isola artificiale; una schiera alla bocca di porto di Malamocco; una schiera alla bocca di porto di Chioggia. Le paratoie sono costituite da strutture scatolari metalliche connesse ai cassoni di alloggiamento in calcestruzzo attraverso le cerniere, il cuore tecnologico del sistema, che vincolano le paratoie ai cassoni e ne consentono il movimento.
In condizioni normali di marea, le paratoie sono adagiate nei loro alloggiamenti sui fondali, piene d’acqua; quando è prevista un’alta marea, le paratoie vengono svuotate dall’acqua mediante l’immissione di aria compressa e in questo modo si sollevano, ruotando sull’asse delle cerniere, fino a emergere creando una barriera che divide temporaneamente il mare dalla laguna. Quando la marea cala, le paratoie vengono di nuovo riempite d’acqua e rientrano nella loro sede. Il tempo di chiusura delle bocche di porto è in media tra le 4 e le 5 ore, compresi i tempi di sollevamento e di abbassamento delle paratoie. Anche quando le barriere mobili saranno in funzione, sono previste: alla bocca di porto di Malamocco una conca di navigazione per il passaggio delle grandi navi; alle bocche di Lido e a Chioggia saranno invece in funzione conche di navigazione più piccole per il transito di mezzi di soccorso, pescherecci e imbarcazioni da diporto.
È stato deciso che le paratoie entrino in funzione per maree superiori a 110 cm , anche se potrebbero essere messe in funzione con livello di marea. Inoltre, il Mose, in base ai venti, alla pressione atmosferica e all’entità di marea, potrà far fronte alle acque alte in modi diversi: con la chiusura contemporanea delle tre bocche di porto in caso di maree eccezionali, oppure con la chiusura di una bocca per volta o con chiusure parziali di ciascuna bocca, dato che le paratoie sono indipendenti l’una dall’altra, per maree medio-alte.
Come per ogni grande progetto, anche per il MOSE sono state sollevate numerose critiche: le principali sono state fatte per i costi di realizzazione, gestione e manutenzione dell’opera sostenuti dallo Stato che secondo le associazioni contrarie al progetto risulterebbero molto più elevati rispetto ad altri sistemi con cui altri paesi hanno affrontato problemi simili. Critiche vengono rivolte anche all’impatto ambientale che l’opera avrebbe non solo alle bocche di porto, interessate da una complessa attività di livellamento (in quanto le dighe richiedono che il fondale sia perfettamente piano) e rafforzamento dei fondali lagunari per accogliere le paratoie (che dovrebbero poggiare su migliaia di piloni di cemento conficcati nel suolo per metri sottoterra), ma anche sull’equilibrio idrogeologico e sul delicato ecosistema lagunare.
L’operatività del Mose è prevista per il 2017. Nel corso degli anni, il costo stimato per il completamento dell’opera è aumentato progressivamente. Il 4 giugno 2014, in un blitz delle Fiamme Gialle sono scattati 35 arresti e 100 indagati eccellenti tra imprenditori, manager, amministratori e politici coinvolti in un circolo di tangenti nell’ambito dei finanziamenti al progetto MOSE. I capi d’imputazione sono reati di natura finanziaria quali corruzione, concussione e finanziamento illecito.

MOSE: stop all’acqua alta ultima modifica: 2014-08-22T10:16:03+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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