Meno sonno e maggior rischio di demenza

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Più sogni, meno rischi di demenza senile: questo è il risultato di uno studio pubblicato il mese scorso sulla rivista scientifica Neurology: le persone che hanno meno sonno REM (Rapid Eye Movement, movimento rapido dell’occhio) possono avere un rischio più alto di sviluppare una demenza.

Esistono cinque stadi di sonno: la fase uno rappresenta il sonno leggero; la seconda si ha quando il corpo comincia a prepararsi per un sonno più profondo, che comprende le fasi tre e quattro. Lo stadio cinque è rappresentato dal sonno REM: durante questa fase gli occhi si muovono rapidamente e c’è una maggiore attività cerebrale, oltre a una temperatura corporea superiore, polso e respirazione più veloci (è la fase di quando si sogna di più). La prima fase REM si verifica tra un’ora e un’ora e mezzo dall’inizio del sonno e poi si ripete più volte per tutta la notte, con la ripetizione dei cicli.

Lo studio australiano ha dimostrato come una riduzione dell’1% della fase REM del sonno equivalga ad un aumento del rischio di Alzheimer pari al 9%. Questa ricerca ha coinvolto 321 volontari con età media di 67 anni. E’ stato monitorato il loro sonno per una media di 12 anni.

Durante questo periodo, 32 persone hanno avuto la diagnosi di una qualche forma di demenza (per 24 era Alzheimer). Le persone che hanno sviluppato la demenza hanno dormito in media il 17% nel sonno REM, rispetto al 20% di coloro che non hanno sviluppato la demenza. Dopo l’aggiustamento per età e sesso, i ricercatori hanno trovato collegamenti tra una minore percentuale di sonno REM e un tempo più lungo per arrivare alla fase di sonno REM e un rischio più alto di demenza.

Secondo Matthew P. Pase PhD della Swinburne University of Technology in Australia,  i disturbi del sonno sono comuni nella demenza ma si sa ancora poco delle varie fasi del sonno e se hanno un ruolo nel rischio di demenza. Inizialmente, lui ed il suo gruppo di studiosi, hanno cominciato a scoprire quali fasi del sonno possono essere legate alla demenza e, anche se non hanno trovato un legame con il sonno profondo, l’hanno trovato con il sonno REM. I risultati ottenuti indicano che il sonno REM è un predittore della demenza. Il passo successivo del loro lavoro sarà quello di determinare perché la carenza di sonno REM prevede un maggior rischio di demenza.

Chiarendo il ruolo del sonno nell’insorgenza della demenza, la speranza è di riuscire finalmente a identificare i possibili modi di intervenire in modo che la demenza possa essere ritardata o addirittura impedita.

Un limite di questo studio è rappresentato dalla piccola dimensione del campione; sono quindi necessari ulteriori studi su gruppi più ampi per confermare i risultati. Inoltre non erano disponibili dati sul lavoro a turni dei partecipanti allo studio, che può causare schemi insoliti del sonno e, portare eventualmente a disturbi del sonno stesso.

 

Meno sonno e maggior rischio di demenza ultima modifica: 2017-11-29T16:58:46+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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