Meno rischi di depressione se si partorisce d’inverno

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Dopo il parto, non tutte le donne sono felici e non vedono l’ora di tornare a casa per cominciare a occuparsi da sole del bambino appena nato. Si calcola infatti che fino all’80% delle neomamme soffre di una lieve forma di tristezza, definita “baby blues” o “maternity blues”, mentre il 10-15% va incontro a una vera e propria depressione che si manifesta in genere dal terzo mese al primo anno dopo il parto.

Alcune delle cause di questo fenomeno che subentra in alcune neomamme poco tempo dopo il parto sono lo scombussolamento ormonale, le difficoltà di ritrovare il proprio equilibrio in famiglia, gli scarsi aiuti, il tanto tempo trascorso da sola con il bebè, il poco tempo da dedicare a se stessa.

Queste donne si sentono tristi, ansiose, piangono per niente e non riescono a concentrarsi come vorrebbero sul loro piccolo. Non è detto però che la depressione postparto sia immediata, magari può andare tutto bene per diverse settimane, ma a un certo punto qualcosa cambia: la mamma non si sentepiù felice come all’inizio, ma è stanca, priva di stimoli, investita da pensieri cupi e vorrebbe passare le giornate nel letto anziché dedicarsi alle cure del suo bambino.

Non sempre è facile accorgersi che qualcosa non va, anche perché spesso le donne colpite tendono a sottovalutare, minimizzare o nascondere i sintomi. Per definizione, la nascita è un lieto evento, e in generale si fa fatica a capire perché una neomamma dovrebbe stare male in un momento del genere.

I sintomi sono quelli tipici della depressione: ansia e preoccupazione, umore abbattuto e depresso, con tendenza a vedere tutto nero, perdita di interesse o di piacere nel fare le cose, alterazioni del sonno (sia insonnia che troppo sonno) e dell’appetito, che può essere (molto) più scarso o più abbondante del normale. Inoltre ci sono manifestazioni legate in modo specifico alla maternità, come il senso di inadeguatezza rispetto al fatto di prendersi cura del bambino. Le donne che soffrono di depressione postparto si sentono incompetenti, incapaci di far fronte alle esigenze del piccolo.

Secondo uno studio americano condotto dal Brigham & Women’s Hospital di Boston,  presentato lo scorso ottobre al Congresso della Società americana di anestesiologia 2017, è stato dimostrato che le neomammme che avevano partorito in inverno o al più tardi nei mesi primaverili avevano un rischio più basso di essere colpite da depressione postparto.

La ricerca ha analizzato i registri medici relativi a 20.169 donne che hanno partorito tra giugno 2015 e agosto 2017 ed è stata fatta per vedere se c’erano alcuni fattori che potessero influire sul rischio di sviluppare la depressione post partum e che potessero quindi essere prevenuti. Sul totale, 817 donne (pari al 4,1%) ha sofferto di depressione post-partum.

Si sfata dunque il mito che le temperature rigide e le giornate più corte possano favorire un umore basso e soprattutto una scarsa vita sociale. Al contrario i ricercatori ritengono che gli amici e la famiglia abbiano maggiori probabilità di vedersi e aiutare la neomamma, sia a livello concreto che psicologico, quando il tempo è più freddo. L’inverno è una stagione in cui, indipendentemente dalle nuove nascite, si trascorre molto tempo in casa e si invitano più spesso familiari e amici.

Al contrario nei mesi estivi gli impegni sociali di solito prendono il sopravvento e le neomamme potrebbero sentirsi intrappolate in casa non potendo trascorrere molto tempo fuori come magari desidererebbero.

Il dottor Jie Zhou, a capo della ricerca, ha dichiarato che la letteratura ha collegato la depressione postpartum alla vitamina D. Il suo deposito può esaurirsi in pochi mesi senza una corretta integrazione o esposizione al sole. I ricercatori hanno scoperto anche altri fattori che influenzano la depressione postnatale quali: la durata della gravidanza, aver fatto o meno l’epidurale e l’indice di massa corporea (BMI). Le donne che hanno partorito prematuramente hanno maggiori probabilità di soffrire di depressione. Infatti, se il bimbo non nasce prematuro, la madre è meno stressata mentalmente al parto.

Il rischio di depressione post partum è inoltre più alto per chi ha un maggior indice di massa corporea, che può influire sull’aspetto e l’atteggiamento dopo il parto, mentre è minore per le donne di razza caucasica, forse per fattori socioeconomici.

Quando invece non si riceve l’analgesia epidurale, spiegano i ricercatori, c’è il rischio di vivere un travaglio traumatico, oppure, ipotizzano, è possibile che chi rifiuta l’anestesia abbia delle caratteristiche personali che la rendono più vulnerabile a questo tipo di disturbo.

Nessuna differenza con il parto cesareo.

 

Meno rischi di depressione se si partorisce d’inverno ultima modifica: 2018-02-05T12:00:54+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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