Meno aggressivo il virus dell’AIDS

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Il virus dell’hiv muta rapidamente, e questo è uno dei motivi per cui il nostro sistema immunitario fatica a combatterlo e per cui, a distanza di oltre trent’anni dalla sua scoperta, non abbiamo ancora a disposizione una cura definitiva. Ma non sempre i cambiamenti ne peggiorano il profilo aggressivo: per effetto della lunga interazione con l’ospite e dell’uso delle terapie antiretrovirali il virus starebbe evolvendo verso forme con ridotta capacità replicativa. Uno studio della University of Oxford in collaborazione con un gruppo internazionale di ricercatori del Sudafrica, Canada, Tokyo e  Microsoft Research, finanziato da The Wellcome Trust e pubblicato su PNAS mostra come l’Hiv stia diventando meno contagioso nel tempo. Secondo gli scienziati, l’infezione oggi impiegherebbe più tempo a causare Aids, e lo stesso virus, cambiando, potrebbe favorire gli sforzi dei ricercatori di tutto il mondo nell’arrestare le infezioni.

Quanto scoperto dai ricercatori è il risultato dell’analisi compiuta da Philip Goulder dell’University of Oxford sulle infezioni da Hiv in Botswana e Sud Africa su un campione di 2000 donne sieropositive, due paesi da sempre in lotta contro la malattia. La prima indagine ha preso in considerazione se l’interazione tra il virus e la risposta immunitaria dell’organismo abbia portato ad una diminuzione della virulenza dell’Hiv.

In questa prima parte dello studio l’attenzione è stata rivolta sugli HLA (antigeni umani leucocitari), che permettono al sistema immunitario umano di distinguere tra le proteine proprie dell’organismo e le proteine appartenenti ad agenti patogeni. Le persone con un gene che esprime una proteina HLA, chiamata HLA-B*57, beneficiano di un effetto protettivo contro l’Hiv, che generalmente rallenta la progressione del virus verso l’Aids. Dallo studio emerge che in Botswana, dove l’Hiv ha subito un’evoluzione più lunga nel tempo rispetto al Sudafrica, le persone sieropositive godono maggiormente di tale effetto protettivo e allo stesso tempo, l’adattamento evolutivo alla proteina HLA-B*57 ha comportato che la capacità del virus di replicarsi risulti notevolmente ridotta, con una riduzione della virulenza dell’Hiv. Nella seconda parte dello studio gli studiosi hanno esaminato l’impatto dei farmaci antiretrovirali sul virus, sviluppando un modello matematico che ha messo in evidenza come il trattamento selettivo su persone con bassi valori CD4 accelera l’evoluzione del virus verso forme con minore capacità di replicarsi.

Questa ricerca individua un esempio rappresentativo di come ulteriori indagini sull’Hiv e sulla resistenza ai farmaci possano aiutare gli scienziati a eliminare il virus. Gli studiosi affermano di aver osservato che la capacità del virus di replicarsi è inferiore del 10% in Botswana rispetto al Sud Africa, dato piuttosto sorprendente. Il virus sta rallentando nella sua capacità di causare la malattia e questo contribuirà alla sua eliminazione. In dieci anni il tempo di sviluppo dell’Aids in Botswana è aumentato di 2,5 anni, e questo è un dato incoraggiante.

Secondo Goulder, quando il virus si trova a combattere un sistema immunitario particolarmente efficiente nel contrastarlo è soggetto a cambiare, ma questo cambiamento avviene ad un costo: il costo è la riduzione della sua capacità replicativa stessa. Ma il merito non sarebbe solo del sistema immunitario dell’ospite. Anche le terapie antiretrovirali, stanno sostenendo l’evoluzione del virus in forme più lievi, colpendo con maggior forza i ceppi più virulenti e lasciando progredire le più lievi.

Ma come sempre, quando si parla di Hiv, la cautela è d’obbligo. Quanto osservato non significa che le versioni meno aggressive del virus non siano ancora in grado di causare l’Aids e non siano pericolose, né che si possa sperare nell’indebolimento del virus su una vasta scala temporale. E anche gli effetti mitiganti delle terapie antiretrovirali diventerebbero consistenti solo nel caso in cui l’accesso alle terapie sarebbe esteso. Come sempre nell’ambito della ricerca scientifica, il risultato di questo studio deve essere approfondito da ulteriori analisi e non bisogna abbassare la guardia nella lotta contro la malattia.

Meno aggressivo il virus dell’AIDS ultima modifica: 2014-12-23T18:29:20+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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