L’olio: poco ma buono

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Nel 2014 la produzione italiana di olio è stata molto bassa. A causa del maltempo e delle malattie degli ulivi, lo scorso autunno, il raccolto è stato povero sia per quantità che per qualità. Di conseguenza l’olio ricavato è davvero scarso; per questo motivo questa annata è considerata una delle peggiori.
Le gelate di primavera e le eccessive piogge estive hanno fatto si che ci fosse una ridotta produzione ed uno sviluppo di parassiti delle olive.
Alla fine di aprile gli Stati membri dell’Unione europea riuniti nel comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi (Paff) hanno approvato nuove misure per il contenimento del patogeno da quarantena, che diventeranno effettive nel giro di poco. La Commissione europea ha imposto una soluzione drastica: tutti gli olivi malati del Salento dovranno essere eradicati, come anche quelli nel raggio di 100 metri, indipendentemente dal loro stato di salute. Il batterio responsabile di questo dramma, perché per gli agricoltori di vero e proprio dramma si tratta, è la Xylella fastidiosa. Il batterio si chiama così perché colonizza lo xilema delle piante (ossia l’insieme dei vasi adibiti al trasporto di acqua e soluti dalle radici alle foglie), causandone un’ostruzione, simile a quella prodotta dalla presenza del colesterolo nelle arterie. In questo modo Xylella ne provoca il progressivo restringimento, li ottura, dando origine a un danno sostanzialmente meccanico della pianta per intasamento, che ne causa il disseccamento parziale o totale. Non si sa ancora quanto tempo intercorre tra l’infezione della pianta e la comparsa del fenomeno.
L’anno scorso i produttori hanno cercato di limitare i danni raccogliendo prima le olive, per sottrarle dall’attacco dei parassiti. In questo modo sono riusciti ad ottenere un olio di buona qualità, purtroppo però ad essere penalizzata è stata la quantità. Nelle zone più attaccate dalla mosca le olive, se troppo rovinate, non sono state raccolte per non immettere sul mercato un prodotto di qualità scadente. L’olio italiano è tra i migliori al mondo e la sua “reputazione” non può venire macchiata da questo problema.
A livello europeo quello di Xylella in Salento è il primo esempio di insediamento sul territorio, ma il batterio è già noto da tempo per causare danni alle specie vegetali, con lo stesso organismo che può manifestarsi in modalità diverse, come la malattia di Pierce sulle viti della California o la variegatura degli agrumi in Brasile.
La zona di Gallipoli è un importante comprensorio floristico-ornamentale, e alcuni cofattori come condizioni ambientali simili a quelle della California e la presenza di un efficace vettore (come la sputacchina Philaenus spumarius), potrebbero aver favorito l’insediamento del batterio.
Un’altra delle misure fortemente impattanti presa dall’Europa è il blocco del movimento delle specie vegetali suscettibili di essere infettate da Xylella. L’Europa quindi, oltre ad applicare severe restrizioni alle importazioni di piante da paesi terzi, restringe anche il movimento di piante provenienti dalle zone infette.
Una misura che ricalca in parte la decisione già presa dalla Francia agli inizi di aprile, con il boicottaggio dei prodotti pugliesi.
E’ probabile che quest’anno il mercato europeo importi olive da altri Paesi, che possono essere ad esempio Medio Oriente e Nord Africa. Prodotti comunque molto differenti da quello italiano. Un’attenzione particolare dovrà essere posta alle etichette dell’olio in commercio, queste infatti devono obbligatoriamente riportare il Paese di provenienza. Preferire un prodotto italiano quest’anno significa spendere una cifra maggiore, ma permette di assicurarsi un prodotto di qualità oltre che di supportare concretamente gli olivicoltori italiani.

 

L’olio: poco ma buono ultima modifica: 2015-05-10T16:18:38+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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