L’importanza della Vitamina D nei bambini

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Le vitamine sono composti organici richiesti in piccole quantità per il mantenimento delle normali funzioni metaboliche. Tra le vitamine è importante la vitamina D, soprattutto nei bambini. Sono state identificate 5 diverse vitamine D (liposolubili), ma le due forme maggiormente presenti sono: D2 o ergocalciferolo (di origine vegetale) e D3 o colecalciferolo (di origine animale).

L’uomo è in grado di sintetizzare la vitamina D3 a livello cutaneo in seguito ad esposizione alla luce solare. Inoltre l’uomo può introdurre le vitamine D2 D3 con la dieta anche se sono presenti in sufficienti quantità solo in alcuni alimenti (ad esempio i pesci grassi quali salmone, sardina, sgombro; olio di fegato di merluzzo). Sono presenti in minor misura nei latticini, nelle uova, nei funghi etc.

Le fonti di approvvigionamento della vitamina D sono: esposizione alla luce solare e contenuto di vitamina D nel latte.

La radiazione solare UVB è fondamentale per la sintesi della vitamina D. La sua efficacia però è influenzata da diversi fattori: pigmentazione cutanea (più la pigmentazione melanica è alta, minore è la sintesi di vitamina D perché la melanina assorbe le radiazioni UVB); latitudine; momento della giornata e della stagione durante il quale ci si espone al sole (esposizione in autunno inverno e al di fuori delle ore centrali, <10 e >15, della giornata determina un apporto praticamente nullo di vitamina D); inquinamento atmosferico; percentuale di cute esposta; tipo di vestiario e utilizzo di filtri solari (una regolare applicazione diminuisce drasticamente la produzione di vitamina D).

Rispetto agli adulti, i bambini necessitano di una minore esposizione al sole per produrre sufficienti dosi di vitamina D perché presentano una maggiore superficie corporea rispetto al volume ed una maggiore capacità di produrla (> 7-deidrocolesterolo). Durante autunno, inverno ed inizio primavera anche se il bambino è esposto al sole non è in grado di produrre vitamina D. Per questo motivo l’adeguato stato vitaminico D sarà garantito dalle riserve endocrine accumulate durante il periodo estivo e dalla supplementazione esocrina.

Inoltre, la prolungata esposizione durante l’estate potrebbe essere potenzialmente dannosa per un’eventuale insorgenza di tumori cutanei negli anni successivi. La vitamina D non può aumentare all’infinito perché la pro-vitamina D3 raggiunto un livello soglia, viene degradata in prodotti inerti: lumisterolo e tachisterolo. La loro produzione risulta essere reversibile, di conseguenza, in condizioni di oscurità, possono ritornare ad essere pre-vitamina D3.

Le raccomandazioni fatte dai pediatri sono che i lattanti sotto ai 6 mesi non devono essere esposti direttamente alla luce solare ed è sconsigliata l’esposizione senza protezione (per avere un adeguato apporto di vitamina D è consigliato il consumo di alimenti supplementati, anche se il loro contenuto in vitamina D rimane comunque insufficiente). Alcuni però la pensano diversamente, secondo essi, l’assenza di esposizione diretta al sole aumenta il rischio di deficit di vitamina D, per questo consigliano un’esposizione di 5-30’ di braccia/gambe per 2v/settimana tra le 10 e le 15 in primavera, estate e autunno (quando i raggi UVB raggiungono maggiormente la superficie terrestre).

Per quanto riguarda il contenuto vitaminico D nel latte bisogna fare una distinzione tra latte materno e latte formulato. Il latte materno è l’alimento più adatto per la nutrizione del bambino, ma è scarso come contenuto in vitamina D (<80UI/l). Il latte formulato ha una quantità di vitamina D variabile (40-120UI/Kcal), generalmente circa 400UI/l. Il problema è rappresentato dal fatto che il lattante riceverebbe questa dose solo quando arriverebbe a pesare circa 5-6 kg, anche se è in questo momento che dovrebbe iniziare lo svezzamento e quindi la quantità di latte introdotta sarebbe inferiore.

Come detto, la maggior parte degli alimenti ha contenuto vitaminico D scarso e quindi la dieta non è una fonte adeguata di vitamina D. Si è arrivati alla fortificazione degli alimenti con vitamina D, anche se l’apporto vitaminico rimane insufficiente (questo avviene soprattutto in USA e in nord Europa; in Italia sono supplementati solo latte  e yogurt).

In conclusione si può affermare che l’apporto in vitamina D dato dalla dieta è pressoché trascurabile, mentre il 90% della vitamina D deriva dall’esposizione al sole.

Nei neonati lo stato vitaminico D dipende da: etnia; stagione di nascita ed eventuale profilassi materna durante la gravidanza. Nei bambini e negli adolescenti dipende da: etnia; stagione in cui viene effettuata la valutazione dello stato vitaminico D; indice di massa corporea (più l’individuo è grasso più la vitamina D viene sequestrata dalle cellule adipose) ed esposizione solare.

Durante il primo anno di vita la profilassi con vitamina D, raccomandata in tutti i bambini indipendentemente dal tipo di allattamento, è fondamentale per garantire uno stato vitaminico D adeguato e prevenire il rachitismo carenziale (nel primo anno di vita la velocità di crescita staturale è particolarmente elevata, questo può facilitare il deficit di vitamina D.)

In assenza di fattori di rischio (situazione in cui la somministrazione può aumentare fino a 1000 UI/die) la dose consigliata è di 400 UI/die. E’ raccomandata la somministrazione giornaliera nei primi due anni di vita a partire fin dai primi giorni. Le vitamine D2 e D3 sono equivalenti in questo caso, ugualmente efficaci.

Il rachitismo carenziale, è una patologia caratterizzata dalla ridotta mineralizzazione del tessuto osseo neoformato e da una ridotta o assente calcificazione endocondriale della cartilagine in accrescimento con successiva deformazione. Colpisce soprattutto le ossa in rapido accrescimento: cranio, coste, polso, ginocchio, caviglia. I fattori di rischio sono rappresentati da allattamento esclusivo al seno prolungato; nessuna profilassi con vitamina D; bambini di colore; scarsa esposizione alla luce solare. I segni visibili di questa patologia sono braccialetto, caviglia, rosario rachitici (accumulo di tessuto osteoide a livello metafisario).   Inoltre, se il bambino deambula può comparire deformità a livello degli arti inferiori.

La terapia è rappresentata dalla somministrazione di vitamina D2/D3 per 8/12 settimane (1000 UI/die per bambini inferiori al mese di vita; 1000-5000 UI/die per quelli tra 1-12 mesi e 5000-10000 UI/die per quelli di 1 anno). Negli adulti, invece che di rachitismo, si parla di osteomalacia, caratterizzata da demineralizzazione ossea.

 

L’importanza della Vitamina D nei bambini ultima modifica: 2017-11-10T16:58:35+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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