L’erba “annulla” i centri del piacere nel cervello

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La marijuana è una droga che si estrae dalla pianta della canapa, contiene numerosissime sostanze, tra cui i cannabinoidi, composti con effetti psicoattivi. Il più potente di questi è il THC o tetraidrocannabinolo che ha per lo più un effetto sedativo e rilassante, mentre in alcune persone provoca euforia ed eccitazione. Alcune aree cerebrali sono particolarmente ricche di recettori del THC, presenti in gran numero nell’ippocampo, l’area che regola la memoria a breve termine. Legandosi a questi, ne ostacola la comunicazione e di conseguenza si osserva un indebolimento della memoria. THC va a compromettere anche la corteccia prefrontale, responsabile della percezione, della concentrazione e della capacità di giudizio e il sistema limbico, che governa le emozioni. Di conseguenza si osserva un’alterata percezione del tempo e dello spazio, deficit di attenzione, anche disorientamento e allucinazioni, riso incontrollato e paranoia.
Nell’immaginario comune la marijuana è normalmente associata a momentanee sensazioni di piacere e relax, ma a lungo andare può dare esattamente l’effetto opposto: i cervelli dei più assidui fumatori d’erba reagiscono meno efficacemente alla dopamina, un neurotrasmettitore che veicola le sensazioni di piacere e ricompensa nel cervello date, ad esempio, da cibo e sesso o particolari sostanze.
La scienza ha dimostrato che il cervello di chi abusa di alcol o cocaina produce meno dopamina di un cervello non dipendente. In passato sono stati fatti studi anche sugli abituali consumatori di marijuana, ottenendo però risultati non chiari. Per verificare ciò i ricercatori del National Institute on Drug Abuse di Bethesda, nel Maryland (USA), hanno somministrato a 24 assidui fumatori d’erba (5 canne al giorno per almeno 10 anni) e 24 soggetti di controllo del metilfenidato, una sostanza stimolante che accresce la concentrazione di dopamina nel cervello.
Mediante la tecnica di imaging cerebrale è stato rivelato che il farmaco ha aumentato in ugual modo i livelli di dopamina in entrambi i gruppi. Ma mentre nei soggetti di controllo gli effetti della dopamina (battito cardiaco accelerato, aumento di pressione e una positiva irrequietezza) si sono mostrati subito, nei fumatori di lunga data non si è osservato nulla. La mancata risposta sembrerebbe suggerire che il consumo d’erba abbia danneggiato il sistema dopaminergico nel cervello dei fumatori. A differenza di quanto avviene in chi abusa di alcol e cocaina, la dopamina viene prodotta comunque, ma il cervello non sa che farsene, e finisce per trovare poco piacere in stimoli che solitamente danno risposte molto positive. Un meccanismo che potrebbe contribuire a generare dipendenza: fumo di più perché non mi sento felice, e più fumo, meno la vita di tutti i giorni mi dà soddisfazioni.

L’erba “annulla” i centri del piacere nel cervello ultima modifica: 2014-08-30T10:40:06+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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