Ma le uova sono sicure?

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La scorsa estate è scoppiato il caso delle uova contaminate con il fipronil (o fluocianobenpirazolo), un insetticida vietato sugli animali destinati alla catena alimentare, ma da anni comunemente utilizzato in veterinaria per applicazione esterna come antiparassitario ad esempio di cane e gatto. È infatti presente in dosi minime in alcuni collari e fialette che vengono somministrate agli animali domestici per difenderli da pulci e zecche, in modo sicuro, efficace e tollerabile anche in caso di ingestione.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo considera “moderatamente tossico” per l’uomo. L’esposizione all’insetticida può dare nausea, vomito, dolore addominale e crisi epilettiche. Se consumato in grandi quantità può causare danni ai reni, al fegato e alla tiroide. Lo scandalo purtroppo non è circoscritto solo alle uova, in quanto esse possono venire utilizzate per preparare derivati come pasta fresca, preparati per dolci e così via. La contaminazione è infatti stabile, ciò significa che la tossicità non viene distrutta dal calore. Gli esperti sono però concordi nel dire che i rischi per la salute sono molto bassi, perché gli effetti da intossicazione si verificano solo nel caso di esposizioni ad alte dosi. I sintomi sono reversibili, una volta terminata l’esposizione: la sostanza non si accumula perché viene eliminato dall’organismo.

Le uova italiane per la stragrande maggioranza sono sicure (il Ministero della Salute ci tiene a sottolineare che non c’è alcun rischio di tossicità acuta, infatti, pur superando il valore limite, la presenza di fipronil è molto sotto la soglia di tossicità acuta), più a rischio sono quelle provenienti da Belgio e Paesi Bassi (Paesi da cui è partita l’emergenza), dove in alcuni allevamenti di pollame questo insetticida è stato addizionato al detergente utilizzato per le pulizie, finendo per contaminare le uova. Il fipronil è un antiparassitario molto efficace per debellare uno dei maggiori nemici delle galline ovaiole, il pidocchio rosso, un acaro che prolifera soprattutto con le alte temperature ed è difficile da combattere con i prodotti tradizionali che hanno ricevuto il visto delle autorità europee, costosi e non sempre efficaci. Le galline infettate da questo acaro si indeboliscono, soffrono e perdono in termini produttivi. Il fipronil rappresenta quindi un antidoto a buon mercato, una polvere che viene diluita in acqua e spruzzata nelle gabbie.

In seguito a questi episodi è stato avviato un piano straordinario di verifiche con campionamento di carni di pollame, uova e prodotti derivati per la ricerca del fipronil: in Europa sono state individuate uova contaminate in almeno 17 Paesi, Italia compresa. Come detto però, il fipronil è tossico per gli esseri umani solo se supera determinate soglie, ad oggi non sono stati segnalati casi di reazioni nell’uomo.

Secondo quanto affermato da Coldiretti, la produzione italiana di 12,9 miliardi di uova, prodotte da 41,6 milioni di galline in 1.600 allevamenti, è sicura e sarebbe in grado di soddisfare praticamente l’intero fabbisogno nazionale, ma nonostante questo l’Italia ha importato dall’Olanda 610mila chili di uova in guscio di gallina nei primi cinque mesi del 2017 ai quali si aggiungono 648mila chili di derivati, mentre non sono quantificabili gli alimenti venduti come paste e dolci realizzati con le uova a rischio.

Sulla base dei moltissimi studi condotti sugli animali, la quantità che può essere considerata ancora senza effetti avversi negli umani è dell’ordine di 0.01 mg/kg di peso corporeo. La massima quantità ammessa di fipronil nelle uova accettata nell’Unione Europea è però minore, cioè di 0.005 mg/kg di uovo (le uova olandesi, risultate le più contaminate, avevano una concentrazione di 0.72 mg/kg, quindi ciascun uovo conteneva circa 0.03 mg di insetticida. Considerando che un uovo pesa circa 50 grammi (1/20 di kg) per arrivare a una dose potenzialmente dannosa bisognerebbe mangiarsi una ventina di uova olandesi e qualche centinaio di quelle italiane.

Ovviamente il fipronil non è una sostanza che deve essere presente negli alimenti. Sono stati ritirati i lotti in cui sono stati trovati i campioni risultati positivi, e sono in corso accertamenti per risalire all’origine della catena della contaminazione. E’ dunque importante conoscere la provenienza delle uova acquistate, è comunque un’informazione facilmente rintracciabile in quanto la normativa europea stabilisce l’obbligo di riportare l’origine su ogni singolo uovo e anche sulla confezione. Sul guscio delle uova di gallina c’è un codice che con il primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica il Paese d’origine (ad esempio, IT), seguono le indicazioni relative al codice Istat del Comune dov’è situato l’allevamento, alla sigla della Provincia e, infine gli ultimi tre numeri corrispondono al codice distintivo dell’allevamento di provenienza delle uova, rilasciato dall’Asl competente del territorio (si tratta di un codice univoco). Inoltre, sul guscio delle uova è indicata anche la data entro cui andrebbero consumate.

 

Ma le uova sono sicure? ultima modifica: 2017-12-01T16:58:47+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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