Le macchie della pelle

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La normale colorazione della pelle dipende dalla combinazione di diversi pigmenti: melanina, emoglobina e carotene. La melanina, sintetizzata dai melanociti, è il pigmento che gioca il ruolo più importante ed è responsabile dei cinque colori base della pelle e dei capelli: nero, bruno, rosso, giallo, bianco (assenza di melanina).  Anche le altre due sostanze che contribuiscono al colorito cutaneo, l’emoglobina ed i carotenoidi (pigmenti gialli prodotti dalle piante) si accumulano nell’epidermide e nel tessuto sottocutaneo.

Nella maggior parte dei casi però, le modificazioni del colore della pelle sono legate ad una alterata distribuzione della pigmentazione melanica.

Le “discromie” o macchie della pelle indicano una modificazione circoscritta o diffusa del normale colorito cutaneo. A seconda del colore si distinguono: macchie eritematose (rosa, rosse), dovute a fattori vascolari; macchie iperpigmentate (brune, scure), dovute ad un eccesso di melanina (rappresentano le macchie della pelle più comuni, possono essere dovute sia ad un aumento del numero dei melanociti sia ad aumento della melanina prodotta seppur con un normale numero dei melanociti); macchie acromiche (chiare, bianche), dovute ad un difetto o assenza di melanina.

Quando si parla di macchie brune della pelle, solitamente ci si riferisce a due principali inestetismi: il melasma e le lentigo solari. Il melasma  (o cloasma) rappresenta un’iperpigmentazione che interessa il viso, si presenta con macchie brune non perfettamente simmetriche che interessano solitamente la regione centro facciale soprattutto a livello della fronte, degli zigomi e del labbro superiore. Questo inestetismo colpisce soprattutto le donne e si forma per la combinazione di tre fattori: la predisposizione genetica, i fattori ormonali e l’esposizione alla luce solare. Inoltre, l’assunzione della pillola anticoncezionale e la gravidanza favoriscono questa condizione, si parla anche di “maschera della gravidanza” o di “maschera della pillola”. Il trattamento di questa condizione si basa sull’utilizzo di peeling chimici e di prodotti schiarenti. Le lentigo solari (o lentiggini senili) sono delle macchie di colore bruno, spesso di forma tondeggiante o ovale, con bordi lievemente frastagliati, superficie liscia, di grandezza variabile da pochi millimetri a qualche centimetro. Generalmente compaiono dopo i 30-40 anni (diventano più evidenti con il passare degli anni) e sono legate ad una fotoesposizione cronica ed intensa. La terapia maggiormente utilizzata per ridurre o addirittura eliminare queste macchie è una terapia strumentale che prevede l’utilizzo di laser o luce pulsata. Il trattamento non è invasivo , ne doloroso, ma leggermente fastidioso. Inizialmente le macchie trattate scuriscono, poi si forma una sottile crosticina che tende a scomparire in 10-20 giorni.

Può essere fatta anche prevenzione cercando di esporsi gradualmente al sole, evitando le ore centrali della giornata ed utilizzando schermi solari ad alto coefficiente di protezione (anche durante i mesi invernali).

Questi inestetismi non devono però essere confusi con la lentigo maligna o con il melanoma, a cui non devono essere assolutamente applicati trattamenti estetici. La complessità delle cause delle macchie della pelle implica la necessità di eseguire una corretta diagnosi in quanto solo determinando la causa specifica, si può intraprendere la cura più adeguata ed efficace. Fondamentale è la visita dermatologica: lo specialista, dopo un attento esame clinico, dovrà individuare la profondità della disposizione del pigmento, in quanto ciò costituisce la base per impostare la terapia più idonea alla sua eventuale rimozione.

Tra le forme di ipomelanosi la più comune è la vitiligine caratterizzata proprio da chiazze chiare dovute alla distruzione o alla mancata attivazione dei melanociti nella cute. La vitiligine è geneticamente determinata in più di 1/3 dei casi. I due sessi sono colpiti nella medesima percentuale e può insorgere a qualunque età, anche se si presenta più frequentemente nel giovane adulto (20-30 anni).

Fino a pochi anni fa, la terapia della vitiligine si basava essenzialmente sull’uso di corticosteroidi e irradiazioni con raggi UV ad alte dosi, associate alla somministrazione di farmaci fotosensibilizzanti. Oggi si può ricorrere alla microfototerapia (nel 72% dei casi da buoni risultati), una tecnica che utilizza una apparecchiatura innovativa in grado di emettere un fascio di luce fredda, applicato esclusivamente sulle aree da trattare, in grado di riattivare i melanociti e la produzione di melanina all’interno delle lesioni. Inizialmente dev’essere eseguito un test di reattività cutanea per verificare la disposizione delle aree affette da vitiligine, al fine di programmare il trattamento più idoneo. La terapia si effettua ogni 3 settimane per un periodo variabile di 9-12 mesi. Nel caso in cui non si ottengano risultati, può essere eseguito l’autotrapianto dei melanociti, impiegando tecniche efficaci, semplici ed affidabili, se ovviamente praticate da mani esperte e competenti.

 

Le macchie della pelle ultima modifica: 2018-04-30T14:47:14+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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