La solitudine può uccidere?

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Tutti, a volte, sentono il bisogno di rimanere soli, di “perdersi” nei propri pensieri, soprattutto poeti e artisti che considerano la solitudine un momento privilegiato in cui dare sfogo alla propria creatività, concentrare al meglio i pensieri e far emergere le idee più geniali. Ma la solitudine è fatta anche  di tristezza e a volte di rimpianto. Secondo una nuova ricerca condotta da un team guidato da John Cacioppo, psicologo dell’Università di Chicago e pubblicata sulla rivista scientifica “Proceedings of the National Academy of Sciences”(PNAS), la tristezza, la solitudine e in generale le avversità sociali hanno conseguenze molto serie sulla salute del nostro sistema immunitario. Andrebbe infatti ad agire negativamente sulle difese del nostro corpo rendendolo più debole; in seguito all’isolamento, il sistema immunitario diventerebbe più fragile nei confronti delle malattie dovute ad agenti esterni. Secondo i ricercatori, queste notizie sono confermate se, ad essere sole sono le persone anziane, per loro purtroppo la solitudine comporrebbe una minore aspettativa di vita e un rischio di morte del 14% in più. Nel caso di solitudine prolungata, dicono gli esperti, aumenterebbe l’espressione dei geni pro infiammatori, mentre diminuirebbe l’espressione dei geni  coinvolti nella risposta immunitaria, che aiutano nella difesa dell’organismo.
Nel lavoro, pubblicato su Pnas, in ricercatori hanno analizzato l’espressione dei geni nei leucociti (le cellule del sangue che rappresentano una delle principali linee di difesa del sistema immunitario) in un gruppo di 141 anziani che partecipavano a uno studio su salute e invecchiamento. Il 26% di loro, sulla base di questionari e di una scala, era stato classificato come ad alto isolamento sociale per vari anni, e proprio questi soggetti erano quelli che manifestavano le maggiori alterazioni della risposta immunitaria. In particolare, era aumentata la produzione di monociti con alti livelli di espressione dei geni legati all’infiammazione e bassi livelli di quelli collegati alla risposta antivirale. Le stesse alterazioni del sistema immunitario sono state trovate anche in un gruppo di macachi sottoposti a una forma di stress sociale, ossia spostamenti di gabbia con nuovi compagni e hanno osservato che le scimmie isolate sono risultate meno in grado di combattere un’infezione.
La ricerca mostra dunque come la solitudine cronica abbia ripercussioni non solo sul lato mentale ma anche su quello organico innescando tra l’altro un vero e proprio circolo vizioso. Lo studio è riuscito a spiegare  come l’isolamento sociale renda più vulnerabile il nostro corpo e lo conduca alla malattia.
È importante comprendere che un malato di solitudine, può essere realmente solo non oppure può non riesce a stabilire delle vere interazioni, che abbiano un carattere di intimità. Il senso di solitudine infatti lo si può provare anche in mezzo a un gruppo di persone.

La solitudine può uccidere? ultima modifica: 2015-11-30T16:30:55+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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