La maternità in differita

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La crioconservazione degli ovociti viene generalmente attuata per consentire alle donne  di diventare madri anche dopo cure che mettono a rischio la fertilità. Al giorno d’oggi è aumentata la tendenza a chiedere l’utilizzo di questa tecnica, anche senza indicazioni mediche, ma solo per poter ritardare ad un momento più opportuno la maternità, senza ritrovarsi, dopo i 40 anni, ad avere ovuli “troppo vecchi”.

Si parla in questo caso di Social Egg Freezing ossia il ricorso alla crioconservazione per motivi sociali e non di salute ed è una vera rivoluzione nella gestione della fertilità, a tutti gli effetti un fenomeno sociale (secondo le ultime stime sarebbero circa 3000 le donne che hanno fatto questa scelta). È un cambio di prospettiva e che rappresenta una scelta di libertà che la donna ha disposizione.

Questa tecnica viene effettuata attraverso una mirata stimolazione ormonale con cui vengono prelevati e raccolti gli ovociti da conservare. Il congelamento rapido permette elevati tassi di sopravvivenza degli ovuli (oltre il 95%) che vengono conservati in azoto liquido in attesa di essere utilizzati. Individuato il momento di utilizzo, gli ovuli vengono scongelati e fecondati in vitro; quindi impiantati. I tassi di successo, ovvero di raggiungimento di una gravidanza si aggirano intorno al 60%, sono comunque legati all’età della donna al momento del congelamento. L’importante è affidarsi ad un centro specializzato.

Michael Jemec, specialista in medicina della riproduzione e tra i fondatori del centro per la fertilità ProCrea di Lugano difende la crioconservazione degli ovociti in entrambi i casi. Ormai c’è sempre più la tendenza a posticipare l’età del parto, inoltre, secondo quanto rilevato dal Censis il 90% degli under 35 intervistati ha dichiarato che vorrebbe diventare genitore, ma la crisi ed il contesto economico costringono a rinviare la scelta. Da non dimenticare, la scarsa conoscenza dei problemi legati alla fertilità, cause e problemi connessi.

Come noto però, purtroppo, il tempo è il peggior ostacolo ad una gravidanza; l’orologio biologico non tiene conto delle condizioni sociali, economiche  ed emotive e dopo i 35 anni la capacità fertile di una donna tende a diminuire in modo significativo. A 40 anni gli ovuli prodotti sono vecchi. Quindi, secondo Jemec, se l’esigenza non è avere figli, ma rimandare la scelta, la risposta è quella di fermare il processo di invecchiamento degli ovuli e questo è possibile conservando i propri ovuli quando si è ancora relativamente giovani, per poterli così utilizzare in un secondo tempo quando le condizioni personali saranno migliori o potranno far affrontare questo passo con maggiore serenità. Non abbiamo la certezza matematica che una scelta di questo tipo porterà ad una maternità; ma, avendo a disposizione ovuli “giovani”, ci saranno maggiori possibilità.

 

La maternità in differita ultima modifica: 2015-01-29T14:23:54+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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