La malattia dei re

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In Italia, la gotta colpisce circa 500mila persone, soprattutto uomini giovani (tra i 30 ed i 40 anni) e donne in post-menopausa (>50 anni). Detta anche artropatia gottosa, è una delle più comuni forme di artrite infiammatoria, spesso associata ad alterazioni del metabolismo che possono essere determinate geneticamente.
Un tempo era chiamata “la malattia dei re”: ne soffrivano soprattutto le classi benestanti, perché erano le uniche che potevano permettersi di mangiare carne, formaggi e dolci. Solo verso la metà dell’800 si sono scoperte le cause della sua comparsa, ovvero l’accumulo di acido urico nelle articolazioni.
In presenza di iperuricemia (elevati livelli di acido urico, che in condizioni normali non si accumula e viene eliminato dall’organismo mediante le urine), l’acido urico si accumula nelle articolazioni, questi tofi simili a cristalli di sale da cucina, innescano la liberazione di mediatori chimici che risultano aggressivi nei confronti dell’ambiente circostante. Per questo motivo si scatena un’infiammazione che, se non curata, evolve rapidamente.
Nelle prime fasi, la gotta si manifesta con un’artropatia acuta di un’articolazione, con dolore improvviso e spesso insopportabile, che può essere accompagnato da arrossamento e gonfiore, talvolta anche da febbre. L’articolazione più frequentemente colpita (nel 50% dei casi) è la metatarso-falangea dell’alluce, podagra. La gotta, comunque, può colpire anche caviglie, ginocchia, gomiti, spalle, mani e polsi. L’artropatia acuta può risolversi spontaneamente nel giro di qualche giorno, anche se, purtroppo, tende a ripresentarsi con frequenza sempre maggiore. Se non si interviene in modo adeguato, si sviluppa una malattia cronica, in cui è sempre presente un’infiammazione di base. Nelle forme croniche della gotta possono comparire delle deformazioni più o meno visibili.
Oggi la gotta è conseguenza anche della crescita del benessere; e per contrastarla efficacemente bisogna prestare attenzione alle abitudini alimentari: una dieta eccessivamente ricca in “purine” (sostanze che incrementano la quantità di acido urico), contenute, per esempio, nelle frattaglie, nelle acciughe, negli asparagi, nei funghi, nelle carni di maiale, di vitello e di manzo, può essere rischiosa. Da evitare anche gli alcolici, che riducono l’eliminazione renale di acido urico; bisogna aumentare il consumo di acqua e di vitamina C che promuove una riduzione del livello di acido urico.
L’iperuricemia viene individuata attraverso un semplice esame del sangue, ma non tutti i pazienti con un eccesso di acido urico manifestano gotta. In tutti questi casi è comunque necessaria l’introduzione di una dieta corretta, un aumento dell’assunzione di liquidi.
Oggi la gotta, oltre che essere curabile è anche guaribile, l’importante è che l’intervento sia precoce. In caso di forme acute, si può ricorrere all’uso di farmaci antinfiammatori e/o cortisonici (quest’ultimi utilizzati per brevi periodi). Per alleviare il dolore e frenare l’evoluzione della malattia è molto utilizzata la colchicina, con buone proprietà antinfiammatorie e analgesiche, e che favorisce l’eliminazione di acido urico. Quando la gotta diventa cronica, vengono prescritti farmaci in grado di inibire la sintesi di acido urico, che devono essere presi per lunghi periodi. All’inizio possono provocare un momentaneo peggioramento degli attacchi acuti, per questo vengono prescritti generalmente in associazione con colchicina a basso dosaggio.
Al momento è in fase di studio un nuovo farmaco sperimentale (lesinurad), che va ad inibire il trasportatore Urat1, responsabile della maggior parte del riassorbimento dell’acido urico filtrato dal lume tubulare renale. In questo modo, lesinurad aumenta l’eliminazione di acido urico. Per ora i risultati ottenuti con questa molecola sono positivi e fanno ben sperare.

La malattia dei re ultima modifica: 2015-10-20T04:28:44+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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