In fase sperimentale una tecnica che permette l’allungamento del tempo di conservazione degli organi grazie ad una soluzione antigelo

641 visualizzazioni Scrivi un commento

La difficoltà di conservazione a lungo termine degli organi umani è uno dei principali problemi che si presentano in caso di trapianto. Alcuni ricercatori del Center for Engineering in Medicine at Massachusetts General Hospital (MGH), hanno sviluppato una tecnica di conservazione che ha triplicato la quantità di tempo di conservazione che un fegato può sostenere prima del trapianto. Lo studio è stato condotto su modelli murini e, se risultasse efficace anche sull’uomo, potrebbe salvare molte vite. La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Medicine , è stata supportata dal National Institute of Biomedical Imaging and Bioengineering (NIBIB) e dal National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Disease (NIDDK).
La tecnologia attuale consente di preservare gli organi per un periodo molto limitato (4-6 ore il cuore, 12 ore il fegato e 24 il rene) sfruttando il rallentamento dei processi metabolici e biologici prodotto dal raffreddamento dell’organo a una temperatura di poco superiore a 0°C, immerso o irrorato con una apposita soluzione chimica.
Grazie a una nuova tecnica di conservazione è stato realizzato con successo nei ratti il trapianto di fegato a 72 ore dal prelievo, dimostrando la possibilità di mantenere vitali gli organi per un periodo di tempo superiore a quello attuale. Una nuova tecnica di conservazione promette di estendere notevolmente l’arco di tempo durante il quale organi prelevati da un donatore possono essere trapiantati. Questa metodologia richiederà ancora perfezionamenti e sperimentazioni prima di poter passare alla sua applicazione clinica, ovvero su esseri umani. L’approccio si basa sul super-raffreddamento e la conservazione dei tessuti tramite una macchina per la perfusione extracorporea, che infonde una sorta di soluzione antigelo (contenente un composto del glucosio, il 3-OMG, che non viene metabolizzato dalle cellule ma si accumula nelle cellule del fegato, dove agisce come protezione dal freddo e un glicole polietilenico, che abbassa il punto di congelamento di una soluzione, con la funzione di proteggere in particolare le membrane cellulari) nel fegato mentre viene raffreddato. Gli organi così trattati sono stati poi lentamente raffreddati fino a – 6 °C, senza indurre il congelamento, conservati a quella temperatura per diversi giorni ed in seguito riportati a una temperatura normale attraverso un’infusione che apportava anche ossigeno e nutrienti. In questo modo è stato ripristinato il corretto metabolismo cellulare in vista del trapianto. In questo modo gli scienziati hanno ottenuto il 100% di sopravvivenza nei ratti un mese dopo il trapianto con un fegato conservato 3 giorni. Inoltre quasi il 60% di essi sono sopravvissuti oltre un mese con un fegato conservato per 4 giorni. Nessuno degli organi invece è rimasto vitale quando è stato conservato per 3 giorni usando i metodi tradizionali.
L’esperimento apre nuove prospettive per coloro che sono in lista d’attesa per un trapianto, ma gli esperti sostengono che sia necessaria una valutazione etica dell’impatto dell’invenzione in quanto la possibilità di conservare gli organi potrebbe aprire la strada ad un commercio per il trapianto di fegato.
I risultati ottenuti sono però da considerarsi importanti, soprattutto perché aumenterebbe le possibilità di trovare il paziente con la migliore compatibilità e di preparare al meglio per l’intervento sia i medici sia i pazienti.

In fase sperimentale una tecnica che permette l’allungamento del tempo di conservazione degli organi grazie ad una soluzione antigelo ultima modifica: 2014-09-03T10:56:31+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *