In arrivo una diagnosi precoce per la dislessia

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Uno studio condotto al Children’s Hospital di Boston pubblicato nei “Proceedings of National Academy of Sciences” ha stabilito che i bambini dislessici mostrano differenze nell’attività cerebrale ancor prima di iniziare ad imparare a leggere. I ricercatori si augurano che l’individuazione dei bambini a rischio di dislessia in età prescolare o anche prima possa contribuire a ridurre le conseguenze negative sul piano sociale e psicologico che questi bambini spesso devono affrontare.
I bambini a rischio, ossia quelli con una storia familiare di dislessia, potrebbero essere diagnosticati in età prescolare monitorandone l’attività cerebrale mentre eseguono i compiti. In questo studio i ricercatori hanno eseguito test di risonanza magnetica funzionale su 36 bambini in età prescolare mentre eseguivano operazioni che richiedevano di decidere se due parole fossero pronunciate dalla stessa voce. Questo permetterebbe interventi terapeutici precoci e quindi più efficaci. A scuola i bambini con dislessia rischiano infatti di essere etichettati come pigri o privi di motivazione, e queste esperienze negative unite alla frustrazione che inducono possono portare a comportamenti aggressivi, impulsivi e antisociali, oltre a determinare un elevato tasso di abbandono degli studi superiori.
Nel corso di questa attività fonetica, i bambini con una storia familiare di dislessia mostravano di avere, rispetto ai controlli di pari età, quoziente intellettivo e status socio-economico, una ridotta attività metabolica in specifiche regioni cerebrali, in particolare nelle giunzioni tra i lobi occipitale e temporale e tra le aree posteriori dei lobi temporali e parietali. Si sa già che anziani, bambini e adulti con dislessia hanno una disfunzione nelle stesse regioni cerebrali. Quello che dice questo studio è che la capacità del cervello di elaborare i suoni delle lingue è carente anche prima che i bambini abbiano affrontato l’apprendimento della lettura. I bambini a rischio di dislessia non mostravano alcun aumento di attivazione delle regioni cerebrali frontali, fenomeno che si osserva nei bambini più grandi e negli adulti con dislessia. Ciò suggerisce che queste regioni si attivino solo quando i bambini si trovano a confrontarsi con l’insegnamento della lettura, quando il cervello cerca di compensare i deficit delle regioni direttamente interessate da questa attività.

 

In arrivo una diagnosi precoce per la dislessia ultima modifica: 2014-09-17T16:02:33+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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