In arrivo dall’America una pillola contro la calvizie

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Tante persone di entrambi i sessi e di età molto varia soffrono di alopecia areata, una malattia che non ha ancora una cura definitiva. Non ha conseguenze negative sulla salute, ma ha un forte impatto psicologico nella persona colpita in quanto determina perdita di capelli e talvolta anche di ciglia e sopracciglia e barba. La caduta può essere massiccia ed improvvisa oppure protrarsi nel tempo alternando fasi di perdita a fasi di ricrescita. L’alopecia areata si manifesta con una o più chiazze rotondeggianti senza capelli o peli; possono essere coinvolte anche le unghie che si ispessiscono, diventano opache e tendono facilmente a rompersi. Una curiosità: i capelli bianchi “resistono” alla caduta. Come detto non esistono ancora farmaci efficaci al 100%, però esistono trattamenti che stimolano la ricrescita dei capelli. La scelta tra questi è data dall’età del paziente, dalla gravità e dall’estensione dell’alopecia; i più utilizzati sono corticosteroidi per via sistemica o locale; ciclosporina che va a bloccare la risposta immunitaria e può far ricrescere, in parte, i capelli; minoxidil, una soluzione che può stimolare la ricrescita dei capelli e le infiltrazioni di plasma (prelevato dallo stesso paziente e poi arricchito di piastrine) nel cuoio capelluto che possono ridurre la degenerazione del capello, favorendone la ricrescita. Questo trattamento funziona in due casi su tre.

Un gruppo di scienziati, guidati dai dottori Clynes e Christiano, presso il Columbia University Medical Center, ha condotto un interessante studio in merito a questo problema. Sono riusciti a chiarire il meccanismo all’origine della malattia, che quindi può essere definita autoimmune. Gli studiosi, prima da animali di laboratorio e poi da tre persone colpite da questa malattia, sono riusciti ad individuare i linfociti che aggrediscono e circondano i follicoli piliferi “addormentandoli” causando il distacco e la caduta del pelo o del capello. Sempre i ricercatori ritengono che ci sia una certa ereditarietà per questa malattia.

Il farmaco testato è il Ruxolitinib, già approvato dalla Food and Drug Administration, ma fino ad ora utilizzato solo per la cura di malattie immunologiche del sangue. Nelle tre persone oggetto della sperimentazione, questo farmaco si è dimostrato efficace, la malattia si è arrestata in 4/5 mesi e si è verificata la ricrescita completa dei capelli. Ovviamente per poter cantar vittoria serviranno altri studi, il campione di tre persone infatti risulta essere molto esiguo inoltre non ci sono stati confronti con un gruppo di controllo.

Il Ruxolitinib è un farmaco efficace nel trattamento di malattie immunologiche del sangue, ma presenta effetti collaterali severi (anemia, compromissione della funzionalità epatica, infezione alle vie urinarie..), di conseguenza bisogna considerarlo con cautela in caso di alopecia areata per non far aumentare i rischi rispetto ai vantaggi. Lo studio americano è stato utile per avere indicazioni importanti sulla malattia, ma la strada è ancora lunga.

In arrivo dall’America una pillola contro la calvizie ultima modifica: 2014-11-06T14:16:57+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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