Grazie al laser l’ipertrofia prostatica “evapora”

117 visualizzazioni Scrivi un commento

L’ipertrofia prostatica benigna (IPB), è una patologia maschile sempre più frequente che colpisce l’80% degli italiani over 50, e provoca un ingrossamento della prostata. Incide pesantemente sulla qualità di vita, con disturbi che comprendono la difficoltà a urinare, l’insopprimibile urgenza, la frequenza minzionale anche notturna che costringe il paziente a svegliarsi e alzarsi più volte durante la notte e, nei casi più gravi, può causare lo schiacciamento dell’uretra e, nel tempo, problemi urinari, da una semplice riduzione del flusso di urina fino alla completa ostruzione dell’uretra. Inoltre, l’ipertrofia prostatica benigna sintomatica può incidere negativamente anche sulla sfera sessuale. Quando la prostata si ingrossa, ostruendo il passaggio dell’urina e la terapia farmacologica non è più efficace, è necessario asportare il tessuto in eccesso.

Al  XIII° Congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia Genitale Maschile (Sicgem) è stato presentato uno studio che dimostra come il laser possa essere usato anche per curare anche l’ipertrofia prostatica benigna, soprattutto per quei pazienti che hanno problemi cardiaci. Chi ha un alto rischio cardiovascolare infatti, nel 95% dei casi ha dei risultati positivi con l’intervento mini invasivo (la maggior parte dei pazienti viene dimessa dopo 24 ore dall’intervento e riprende le normali attività nel giro di una settimana) effettuato con il laser.

Secondo Ferdinando De Marco, responsabile del Reparto di urologia dell’Ini (Istituto Neurotraumatologi Italiano) e presidente del congresso Sicgem 2017, rispetto alle tecniche tradizionali, come la resezione endoscopica della prostata (Turp, Trans Urethral Resection of Prostate), il laser offre molti vantaggi: può essere utilizzato per i pazienti ad alto rischio cardiovascolare e richiede una minore ospedalizzazione; inoltre riesce a rimuovere gli ostacoli allo svuotamento della vescica garantendo una guarigione più veloce. Bisogna però ricordare che ogni paziente è a sé, e prima di intervenire si devono valutare dimensioni della prostata e comorbi​lità: se il paziente è iperteso, se è diabetico, se prende farmaci.

La nuova metodica Greenlight, messa a punto negli Stati Uniti, sfrutta l’azione di un potente laser al triborato di litio (un cristallo in grado di emettere una luce con una particolare lunghezza d’onda altamente assorbita dai tessuti),ad alta energia (180 W) con una lunghezza d’onda di 532 nm, che vaporizza con precisione millimetrica solo l’eccesso di tessuto prostatico, trasformandolo in vapore. L’intervento mininvasivo si effettua per via endoscopica in anestesia spinale. La fibra laser, introdotta dal pene nell’uretra attraverso un sottile cistoscopio, vaporizza con estrema precisione l’area interessata senza provocare sanguinamento. La maggior parte dei pazienti torna a casa dopo una notte di ricovero e riprende le normali attività nel giro di pochi giorni. Il laser verde non causa emorragie (per questo riduce dal 26% al 3% il ricorso a trasfusioni) in quanto determina una coagulazione dei tessuti, non causa incontinenza urinaria, impotenza ed evita le recidive. Il paziente quindi va incontro a una guarigione spontanea più veloce.

Il laser a raggio verde è anche l’unico che consente di operare in tutta sicurezza pazienti ad alto rischio operatorio, finora inoperabili e condannati al catetere a vita come quelli con malattie cardiovascolari, portatori di stent coronarici in terapia con farmaci anticoagulanti e/o antiaggreganti che non sono più costretti a sospenderli, come invece avviene con la chirurgia tradizionale. Il laser verde è anche indicato nei pazienti con pacemaker, perché evita il ricorso all’elettrobisturi, generatore di quelle onde elettriche che possono interferire con la stimolazione dei pacemaker cardiaci.

Inoltre, l’impiego del laser tutela la potenza sessuale: nessun paziente ha sviluppato impotenza in quanto il laser non causa danni ai nervi deputati all’erezione posti a ridosso della prostata, preserva la fertilità riducendo l’eiaculazione retrograda, non causa incontinenza urinaria e soprattutto evita recidive con la necessità di un secondo intervento a conferma che la metodica offre una reale e definitiva soluzione per l’IPB.

Come detto, nel 95% dei casi questo intervento risolve il problema in via definitiva, solo nel 5% dei casi si manifestano complicanze. Possono rimanere dei disturbi irritativi sulla parte operata però, visto che questa tecnica è indicata per pazienti ad alto rischio cardiovascolare, si pensa che un po’ di bruciore sia accettabile, al contrario non lo è invece in un paziente a basso rischio.

 

Grazie al laser l’ipertrofia prostatica “evapora” ultima modifica: 2018-06-06T14:47:24+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *