Il feto canta e balla

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Già nella vita prenatale, il feto si sviluppa in un ambiente ricco di suoni: il battito del cuore materno, il ritmo del respiro, il rumore del liquido amniotico, e l’utero è un luogo sonoro, nel quale il feto matura la sua capacità di udire, di interagire e di rispondere.
L’apparato uditivo completa la sua maturazione tra il 2° ed il 5° mese di gravidanza, perciò dopo il 6° mese il feto ha la capacità di ascoltare per tutto il tempo. Percepisce sia i suoni interni del corpo materno (tra questi emerge il battito cardiaco materno che induce effetti benefici sui neonati, infatti, quelli che ne ascoltano la registrazione, mostrano segni di un miglior benessere come riduzione del pianto ed incremento di peso, rispetto ad altri che non sono sottoposti allo stesso ascolto), che i suoni esterni dell’ambiente circostante. La voce materna si trova a metà tra i suoni interni e quelli esterni. Attraverso la voce si può stabilire una comunicazione tra madre e feto. Come detto, il feto percepisce anche i suoni provenienti dall’ambiente esterno, anche se attutiti dalla parete addominale e dal liquido amniotico. Ascolta e reagisce ai rumori della vita quotidiana, dal televisore al telefono, dalla voce materna alla musica, ed in base alla loro potenza, il feto risponde in modo diverso, ad esempio, al passaggio di un camion muove braccia e gambe; al suono di una voce si modifica il battito cardiaco, nel caso questa sia familiare il suo cuore decelera, mentre se sconosciuta accelera.
Sembra che il feto, dopo aver ascoltato della musica, sembra possa “cantare e ballare” nella pancia della mamma: già alla 16ma settimana è possibile registrare movimenti del corpo e della bocca come reazione alla musica udita. Lo dimostra uno studio, pubblicato sulla rivista “Ultrasound” e condotto presso l’Istituto Marques di Barcellona utilizzando ecografi  in 3D e 4D, che ha coinvolto 106 donne dalla 14ma alla 39ma settimana di gravidanza. I feti sono stati stimolati con la musica in due modi: o mettendo un riproduttore di suoni sul grembo materno, oppure direttamente via transvaginale con uno strumento chiamato Babypod. Gli esperti hanno “fatto ascoltare” ai feti dalle melodie di Johann Sebastian Bach alle musiche dei Queen. Dalla ricerca è emerso che, rispetto a una condizione normale in cui il 45% dei feti muove braccia, gambe e bocca, dopo l’ascolto di musica mediante Babypod, ben l’87% di loro esegue questi movimenti e soprattutto le movenze con la bocca si fanno più accentuate. In circa la metà di casi, il feto tira fuori la lingua protendendola il più possibile e spalanca la bocca, come se stesse cantando, spiega la coordinatrice del lavoro Marisa Lopez-Teijon. L’ascolto di musica attraverso l’addome non stimola reazioni così evidenti nei feti, probabilmente perché il suono non arriva altrettanto bene alle orecchie del piccolo. Secondo i ricercatori, è possibile che attraverso Babypod lo stimolo sonoro sia tale da attivare i circuiti nervosi dell’udito in formazione.
Questo studio, dimostrerebbe come l’apprendimento possa iniziare ancora prima della nascita in quanto, la musica stimola la parte del cervello relativa ai processi comunicativi,; inoltre, questa scoperta permette di escludere la sordità del neonato ancora prima che nasca.

Il feto canta e balla ultima modifica: 2015-12-09T10:00:56+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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