Fermare la pipì a letto… togliendo il formaggio dalla tavola

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La pipì a letto durante la notte, meno nota con il termine tecnico enuresi notturna, rappresenta un eterno problema dei bambini e” incubo” dei genitori.  E’ un fenomeno molto diffuso: in Italia un milione  e 200mila giovanissimi tra i 5 ed i 14 anni soffre di questo problema; sono più “colpiti” i maschi rispetto alle femmine.

L’enuresi rappresenta una minzione involontaria, ma completa durante il sonno, oltre l’età in cui il controllo della vescica è di solito già raggiunto (circa 5-6 anni). Perché venga confermato, basta che questo problema si manifesti due volte la settimana, per 3 mesi consecutivi.

Secondo Giuseppe Di Mauro, presidente della Sipps (Società italiana di pediatria preventiva e sociale), l’enuresi è un disturbo ancora non adeguatamente compreso e riconosciuto e, nonostante una diffusione elevata, è sottostimato e sottotrattato, se si pensa che due bambini su tre non vengono correttamente diagnosticati e di conseguenza curati. Insieme al ruolo di vigilanza delle famiglie centrale resta quello del pediatra che già dopo il compimento del quinto anno d’età, senza lasciar passare troppo tempo, alla prima occasione di una visita o di un bilancio di salute, con poche e semplici domande, potrebbe e dovrebbe verificare se il bambino bagna il letto e quindi fosse bisognoso di adeguati interventi, comportamentali o terapeutici.

A differenza dell’incontinenza, l’enuresi è indipendente dalla presenza di altre patologie (problemi urologici, neurologici o metabolici). E può avere una certa parte di ereditarietà: se i genitori del bambino hanno avuto lo stesso problema, è probabile che anche il piccolo se lo porterà dietro per qualche tempo.

L’aspetto psicologico è fondamentale: fare pipì a letto rappresenta un motivo di sofferenza per il bambino, che perde autostima e ne risente sotto forma di problemi di comportamento. Ci sono anche fattori emotivi come possono essere trovarsi in casa propria o fuori casa; e fattori esistenziali, come la nascita di un fratellino o un brutto voto a scuola.

Il problema dell’enuresi non dev’essere affrontato prima dei 6 anni del bambino o anche più tardi, perché prima si comincia il trattamento, meno sarà efficace. Non esiste una terapia vera e propria, ma un percorso terapeutico che varia da bambino a bambino e va quindi adattato secondo l’età, il sesso e le condizioni culturali e sociali del suo ambiente familiare. Il fattore più importante per la riuscita del trattamento resta comunque il fatto che il bambino capisca il problema e sia motivato a risolverlo.

Il primo passo per risolvere il problema è quello di chiedere consiglio al medico/pediatra per avere una diagnosi tempestiva dell’enuresi notturna. Anche attraverso comportamenti mirati come ad esempio, far bere molto (almeno un litro e mezzo di acqua, ma fino alle 19) i bambini durante il giorno per distendere la vescica (questo permette alla stessa vescica di “dialogare” con il cervello, aumentando la secrezione di un ormone importante, la vasopressina, che si occupa, durante la notte, di “asciugare” la pipì e di fare un sonno asciutto) e adeguare il menù della cena, che deve essere povera di calcio per i piccoli che bagnano il letto.

Ad un recente convegno della Sipps, in collaborazione con l’Associazione di iniziativa parlamentare e legislativa per la salute e la prevenzione, è stato appunto lanciato l’allarme, ricordando come una dieta povera di calcio aiuti a migliorare il problema. Niente formaggio a cena quindi, visto che i latticini ne sono ricchi. Questo aiuterà a fare un po’ meno pipì durante la notte.

L’urologa pediatra Maria Laura Chiozza, del dipartimento di Pediatria dell’università di Padova, spiega che contrastare il disturbo precocemente non solo consentirebbe di superare il disagio e l’imbarazzo che colpisce chi ne soffre, ma potrebbe evitare la successiva insorgenza di altre complicanze che possono manifestarsi in età adulta (infatti può incidere sulla futura qualità della vita, con rischio di incontinenza e problemi della sfera sessuale).

 

Fermare la pipì a letto… togliendo il formaggio dalla tavola ultima modifica: 2018-03-19T12:00:15+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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