Emicrania, come combatterla

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L’emicrania, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, risulta essere al decimo posto tra le malattie più invalidanti al mondo.  Rappresenta un tipo di cefalea dovuta ad un disordine neurologico complesso, la sua forma cronica è definita come una cefalea che si manifesta per più di 15 giorni in un mese, ma può arrivare anche a durare fino a 28 giorni. In Italia 5 milioni di persone soffrono di emicrania, soprattutto le donne (18% rispetto al 9% degli uomini). Il 70% delle persone che soffre di questo disturbo non riesce a svolgere attività lavorativa e/o scolastica, avendo così un impatto molto rilevante sulla loro qualità di vita.

L’emicrania, oltre a comportare attacchi ricorrenti di mal di testa (da moderato a forte), è spesso associata a vomito, nausea e sensibilità a luce, suoni e odori. Prima di una crisi (solitamente da qualche ora a qualche giorno), alcune persone presentano stanchezza e difficoltà a prendere sonno, una sorta di segnali che anticipano l’imminente problema.

Le cause responsabili dell’emicrania possono essere diverse, inoltre, ogni forma di emicrania è diversa dalle altre. Può essere dovuta sia a problemi ambientali che ereditaria. Infatti, la crisi può essere innescata anche da un’alterazione del sonno, dalla dieta, dalle variazioni ormonali e da uno stile di vita poco salutare, come da traumi o eventi che provocano stress.

E’ bene ricordare che comunque solo alcune persone con emicrania episodica possono sviluppare emicrania cronica, con una forte componente legata alla famigliarità, il gene responsabile però si sviluppa in modo diverso da individuo ad individuo.

L’emicrania è una malattia neurologica non banale, per questo è importante rivolgersi a strutture specifiche, multidisciplinari come i Centri cefalee. La sua diagnosi si basa sulla valutazione della storia del singolo e sull’esclusione di altri disturbi simili. Spiega il professor Martelletti dell’Università La Sapienza di Roma che purtroppo, circa la metà delle persone colpite da emicrania preferisce curarsi da sola utilizzando prodotti analgesici per cercare di alleviare i sintomi. In questo modo però si arriva alla diagnosi di emicrania cronica solo in un secondo momento, a seguito di un’indagine su malattie secondarie scatenate dall’abuso di antidolorifici. L’unico modo per evitare che l’emicrania diventi cronica è intervenire subito, è necessario quindi rivolgersi ad uno specialista del Centro cefalee nel momento in cui le crisi superano i quattro giorni al mese.

Tra le possibili cure proposte per combattere l’emicrania c’è la tossina botulinica di tipo A, una proteina che blocca la trasmissione dello stimolo nervoso, inibendo la produzione di neurotrasmettitori infiammatori. Questa cura viene fatta esclusivamente presso i Centri cefalee ospedalieri e consiste in una serie di infiltrazioni che vengono effettuata dal neurologo nei muscoli della fronte, del cranio e del collo, ogni 12 settimane. La tollerabilità è ottima e permette una riduzione del numero di giorni con l’emicrania (da i risultati ottenuti in Italia in quest’ultimo anno si è osservata una riduzione da 25 giorni al mese con emicrania fino a 8 giorni, in alcuni casi addirittura si è osservata una quasi totale scomparsa del dolore). Per questa cura è stata fissata una dose iniziale di tossina botulinica di tipo A di 155 unità, se però il dolore continua a manifestarsi in maniera persistente e quindi la persona non risponde in modo soddisfacente si può arrivare fino a 195 unità. In questo caso le punture vengono concentrate dove l’individuo sente più dolore.

 

Ad oggi, uno studio pubblicato online su Lancet Neurology ha esposto risultati positivi nel campo della cura dell’emicrania: l’utilizzo di un anticorpo monoclonale (completamente umano e specificamente progettato per la prevenzione dell’emicrania), che sembra ridurre in modo significativo il numero di attacchi in un mese. Dallo studio si evidenzia che, in pazienti con patologia cronica di età compresa tra i 18 ei 65 anni, il farmaco al dosaggio di 70 mg e 140 mg ha ridotto il numero di giorni di emicrania mensile con un profilo di sicurezza simile al placebo, fornendo ulteriori prove di essere un potenziale trattamento per la profilassi degli attacchi. Si pensa che possa essere messi sul mercato nel 2018.

Emicrania, come combatterla ultima modifica: 2017-09-27T16:00:16+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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