Dimezzare i rischi di parto prematuro grazie all’aspirina

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L’aspirina è da sempre nota come farmaco con azione antinfiammatoria, analgesica ed antipiretica; a basse dosi viene utilizzato come antiaggregante piastrinico nella prevenzione di eventi trombotici.

Nel corso della gravidanza può essere assunta a basse dosi (75-100 mg/die.) Durante il primo trimestre dai dati disponibili su ampi campioni di donne che hanno assunto aspirina, non si osserva un aumento di anomalie congenite nei nati esposti rispetto all’atteso. Nel secondo e nel terzo trimestre numerosi studi non hanno evidenziato, per esposizione materna a basse dosi, effetti avversi feto-neonatali. In particolare non è stato osservato, rispetto all’atteso, un aumentato rischio di emorragie (intracraniche, gastrointestinali, ecc.) e di alterazioni nella circolazione (chiusura del dotto di Botallo) nel feto/neonato. Alcuni autori suggeriscono tuttavia di sospendere la terapia almeno 5 giorni prima del parto.

Se assunta ad alte dosi (>300 mg/die): nel primo trimestre, anche in questo caso, dai dati disponibili su ampi campioni di donne che hanno assunto aspirina, non si osserva un aumento di anomalie congenite nei nati esposti rispetto all’atteso. Per quanto riguarda il secondo ed il terzo trimestre è sconsigliata l’assunzione dopo la 28ª-30ª settimana di gravidanza, in quanto l’Acido Acetilsalicilico può determinare il restringimento o la chiusura prematura del dotto arterioso fetale (con conseguente ipertensione polmonare) e riduzione della funzionalità renale.

Il 5% delle future mamme in tutto il mondo soffre di gestosi, tra le maggiori cause di mortalità e di patologia materna. Questa patologia è potenzialmente pericolosa sia per la mamma che per il feto: compare in modo improvviso, generalmente dopo la 20ma settimana di gravidanza, e le sue cause non sono ancora completamente note. La placenta funziona male, e questo porta a serie conseguenze sia per la circolazione sanguigna della mamma sia per quella del feto, che soffre perché non riceve più in modo ottimale l’ossigeno e i nutrienti di cui ha bisogno. Se non trattata, questa malattia può avere conseguenze anche gravi, comprese la nascita prematura, ritardi o arresto della crescita del feto, fino al rischio di morte per la madre e il bimbo.

Secondo uno studio multicentrico internazionale a cui ha partecipato anche il Policlinico di Milano, pubblicato sulla rivista scientifica “New England Journal of Medicine”,  piccole dosi di aspirina sembrano tenere sotto controllo il disturbo, allontanando l’ipotesi di parto prematuro indotto, al momento unica cura perché con l’espulsione della placenta vengono a mancare le condizioni che causano la patologia.

Esistono vari fattori che predispongono una donna allo sviluppo della gestosi, come l’età, il diabete, l’obesità, o malattie autoimmuni. Secondo il dottor Nicola Persico, responsabile della Chirurgia Fetale del Policlinico di Milano e coordinatore dello studio per l’Italia, grazie ad un test eseguibile intorno alla 12ma settimana di gestazione e che permette di combinare questi fattori tra di loro aggiungendo parametri rilevabili mediante l’ecografia ostetrica e dosaggi biochimici sul sangue materno, è possibile identificare già nel primo trimestre di gravidanza circa il 75% delle gravidanze che svilupperanno la gestosi. E’ proprio in questi casi che la prevenzione gioca un ruolo determinante.

Lo studio ha analizzato quasi 1.800 donne con un alto rischio di gestosi. Le donne sono state divise in due gruppi: ad uno è stato dato un placebo, mentre all’altro una dose di aspirina pari a 150 mg (leggermente superiore a quella che si usa per la prevenzione delle patologie cardiovascolari). I risultati ottenuti hanno confermato che l’aspirina ha un effetto protettivo sullo sviluppo delle forme di gestosi che richiedono l’espletamento di un parto pre-termine: nel gruppo di donne che assumeva aspirina, infatti, solo 13 hanno dovuto partorire prima della 37esima settimana (contro le 35 del gruppo placebo: una riduzione del 62%), mentre solo 3 donne con una gestosi più grave e che assumevano aspirina hanno partorito prima della 34esima settimana (contro le 15 del gruppo placebo: una riduzione dell’80%). Complessivamente, il rischio di parto prematuro si è più che dimezzato.

I risultati ottenuti sono molto importanti e cambieranno la pratica clinica nella prevenzione dei disturbi ipertensivi in gravidanza, che rappresentano una causa importante di mortalità e morbidità materna e perinatale.

 

Dimezzare i rischi di parto prematuro grazie all’aspirina ultima modifica: 2017-12-08T16:58:50+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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