Una cura ormonale per chi è affetto da ipoparatiroidismo

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L’ipoparatiroidismo è l’unico deficit endocrino nel quale la terapia sostitutiva con l’ormone mancante, il paratormone (PTH), non è ancora in uso comune. La terapia convenzionale spesso non consente un soddisfacente controllo clinico e non previene la comparsa delle complicanze croniche.

Per i malati di ipoparatiroidismo esiste una cura ormonale sostitutiva che ne migliorerà la qualità di vita. Infatti, l’utilizzo del paratormone sostitutivo permetterà di eliminare gli effetti collaterali delle cure in uso fino ad oggi.

Nel collo, ai lati della tiroide, ci sono le quattro paratiroidi, delle piccolissime ghiandole con la fondamentale funzione di secernere l’ormone paratiroideo. Questo serve a mantenere in salute sia le ossa che i muscoli, perché controlla i livelli di calcio, fosforo e vitamina D nel sangue. Quando il livello di calcio nel sangue si abbassa, il paratormone si attiva sia prelevandone dalle ossa, che trattenendo quello che sarebbe stato espulso attraverso le urine, che stimolando l’intestino ad assorbirne di nuovo dagli alimenti tramite l’attivazione della vitamina D.

La mancanza di paratormone causa ipocalcemia (carenza o addirittura assenza di calcio nel sangue), a farne le spese è soprattutto l’apparato muscoloscheletrico, ma può essere tutto l’organismo ad andare in tilt, sia a livello neurologico (alterazioni della sensibilità) che psichico (depressione, psicosi, nebbia cerebrale), oltre a complicanze croniche come calcificazioni renali, oculari, cerebrali, cardiovascolari.

L’ipoparatiroidismo può essere causato spesso da rarissime malattie genetiche che vanno ad alterare struttura e/o funzione delle paratiroidi, oppure da alcune malattie autoimmuni, ma può manifestarsi anche in seguito all’asportazione chirurgica della tiroide contemporanea a quella delle paratiroidi, in seguito ad esempio a tumore.

Fino ad oggi l’unica cura è stata a base di calcio e vitamina D, cura purtroppo accompagnata da importanti effetti collaterali. Si possono infatti sviluppare calcificazioni nei reni, ed in alcuni casi anche insufficienza renale, che porta a dialisi. L’elevata dose giornaliera di calcio che dev’essere introdotta può causare frequenti gastroenteriti.

La carenza acuta di calcio genera sintomi lievi: fragilità e secchezza di pelle, capelli e unghie fragili. In caso di ipocalcemia cronica si ha la comparsa di intensi dolori intestinali, difficoltà a deglutire, alterazioni del battito cardiaco e del SNC (il cosiddetto “cervello annebbiato”).

Il paratormone quindi rappresenta una grande alternativa per la cura di chi soffre di ipoparatiroidismo, perché elimina gli effetti collaterali dovuti all’utilizzo del calcio.  Questa cura prevede un’iniezione al giorno sottocute: le prime devono essere fatte presso appositi centri endocrinologici, perché prima serve un esame del sangue che misuri i livelli di calcio, successivamente si può proseguire a casa facendo poi controlli ogni 2-3 mesi.

 

L’Agenzia europea dei medicinali (Ema)ha autorizzato questa cura, ma poiché l’ipotiroidismo genetico è una malattia rara, questo farmaco ha un costo elevato. Adesso spetta all’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) stabilire quali persone avranno diritto all’esenzione.

Una cura ormonale per chi è affetto da ipoparatiroidismo ultima modifica: 2017-09-01T10:01:50+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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