Cult therapy, andare al museo fa bene alla salute

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La cult therapy rappresenta una nuova branca della psicoterapia, che agisce sulla psiche attraverso due canali: l’immaginazione creativa e l’emozione. Leggere libri, guardare film, ascoltare musica, osservare un’opera d’arte, studiare determinate epoche storiche sono tutte attività rilassanti, ma che sono in grado di stimolare la mente e possono essere d’aiuto a superare disagi psicologici  più o meno seri. Sono questi gli strumenti utilizzati, nella cult therapy, dallo psicoterapeuta per supportare chi si rivolge a lui.

Tutti questi stimoli creano nuovi collegamenti tra i neuroni, permettendo così di vedere da una prospettiva diversa situazioni e paure.

Grazie alla cult therapy si risveglia la sfera emozionale, questo è essenziale per innescare qualsiasi processo di guarigione. Inoltre, grazie all’immaginazione si possono trovare gli strumenti idonei a risolvere i problemi.

Secondo quanto afferma il dottor Attorre, psicoterapeuta e sessuologo clinico, la cult therapy , su persone senza problemi, soprattutto bambini ed adolescenti, potrebbe essere preziosa per prevenire situazioni di disagio. Sembra infatti che in questo modo si abbassi il rischio che i giovani siano vittime di  dipendenze e devianze o che si possano rifugiare in mondi immaginari, un primo passo di un distacco dalla realtà che può sfociare anche in problemi molto seri.

La cult therapy è in grado anche di far migliorare l’autostima, ma è una buon “cura” anche per chi soffre di disturbi d’ansia, nevrosi, ipocondria e depressione. Rappresenta infatti un rinforzo motivazionale basato sulle emozioni. Grazie alla cult therapy, la persona, arricchendosi di pensieri creativi, prende coscienza delle proprie potenzialità e si sente padrona del proprio destino.

Questo è possibile solo se non sono presenti condizioni psicotiche tipo deliri, schizofrenia.. e se il rapporto della persona con la realtà esterna non è seriamente compromesso (in questo caso purtroppo è impossibile rielaborare le emozioni).

Questa pratica è particolarmente indicata per bambini ed adolescenti con diverse forme di disagio, questo grazie alla loro elevata capacità di emozionarsi e stupirsi. Un buon strumento può essere l’utilizzo della pittura: l’uso di diversi colori aiuta ad elaborare soluzioni creative per affrontare la realtà.

La cult therapy inoltre, è utile  ed efficace anche in caso di disturbi dello spettro autistico. Lavorando sulla sfera emozionale, lo psicoterapeuta stimola la creatività, facendo trovare al paziente soluzioni che gli consentiranno di rapportarsi al meglio con gli altri nelle diverse situazioni. Grazie a questo, chi ha questi problemi può migliorare le proprie capacità relazionali ed affettive.

L’arte che viene utilizzata nella cult therapy è diversa in base al problema che si vuole curare: ad esempio, nel caso cui si soffra d’ansia si trae giovamento dall’ascolto della musica, in particolare quella classica (come quella di Bach), accompagnata dalle parole dello psicoterapeuta, che modulerà la voce sulla base della persona che ha si troverà di fronte. I film sono invece l’ideale per combattere la depressione, un esempio può essere proprio il film d’animazione Inside Out.

In caso di un lutto o di un evento traumatico è invece utile la filosofia, che aiuta a rielaborare, grazie anche all’aiuto dello psicoterapeuta,  queste situazioni negative.

 

Gli incontri di cult therapy possono essere individuali o di gruppo (massimo di 12 persone altrimenti lo psicoterapeuta non riesce a prestare la dovuta attenzione a tutti). Per risolvere il problema, solitamente, bastano dai 4 ai 6 incontri.

Cult therapy, andare al museo fa bene alla salute ultima modifica: 2018-06-25T14:47:37+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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