Ma i contenitori di alimenti possono far ingrassare? 

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Il bisfenolo A (BPA) è un composto organico tra i più utilizzati per la produzione di materiali plastici e additivi, e lo ritroviamo non solo nei giocattoli, ma anche nei contenitori e nelle confezioni di molti alimenti, come le lattine di alluminio. In passato, fino al 2011, veniva utilizzato anche nei biberon, ma dopo i risultati preoccupanti di diverse indagini approfondite si è deciso di rimuoverlo da molti dei prodotti più sensibili.

La UE ha dichiarato il bisfenolo A  “sostanza estremamente preoccupante” per l’umanità, già inserito nella Candidate List per i potenziali effetti negativi sulla fertilità. Questo rappresenta il primo passo verso il bando del composto dalle plastiche per alimenti e dai giocattoli.

Dal 2008 è finito nel mirino dei ricercatori proprio perché è emerso un legame con l’aumento del peso, che catalizzerebbe influenzando il lavoro degli adipociti. Quando il BPA è presente nei contenitori per alimenti, piccole concentrazioni di questa sostanza si trasferiscono negli alimenti stessi, e venendo assunti si aumenterebbe il rischio di obesità, ma anche di altre patologie come diabete e patologie cardiovascolari.  Inoltre, un recente studio condotto dall’Università Federico II di Napoli ha evidenziato un’associazione tra BPA e resistenza insulinica, tipicamente associata all’obesità. Questo dettaglio avvalora ulteriormente i potenziali effetti negativi di questo composto sul nostro organismo.

Anche se sin dagli anni ’30 del secolo scorso si riteneva che il bisfenolo A potesse essere in qualche modo dannoso o addirittura cancerogeno, in quanto andava a modificare l’attività dell’apparato endocrino. Soltanto grazie alle ricerche più recenti molti produttori sono stati spinti a rimuoverlo da lattine, contenitori per il cibo e biberon. Per sostituirlo vengono utilizzate principalmente due sostanze: il bisfenolo F (BPF) e il bisfenolo S (BPS), che non hanno associazioni con il rischio di obesità secondo la nuova indagine condotta dagli studiosi americani.

Un team di ricerca dell’Università americana dell’Iowa ha infatti dimostrato che gli agenti chimici introdotti nei contenitori e nelle confezioni di plastica per sostituire il bisfenolo A non sono correlati al rischio di obesità. I ricercatori, coordinati dal professor Wei Bao, hanno dimostrato tutto questo attraverso l’elaborazione di dati di oltre 1500 pazienti provenienti dallo US Centers for Disease Control (CDC). Al contrario, dall’analisi statistica che ha tenuto in considerazione fattori come lo stato socio-economico, lo stile di vita e la concentrazione di creatinina nelle urine, è invece emerso chiaramente il legame tra BPA e obesità. I dettagli della ricerca del team di scienziati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata The Lancet Planetary Health.

Lo studio ha esaminato l’associazione dell’esposizione a BPA, BPF e BPS con l’obesità in adulti dai 20 anni in su. I partecipanti all’analisi furono 1521 e le più alte concentrazioni di BPA vennero registrate in adulti obesi rispetto a quelli non obesi.

Purtroppo ad oggi, i prodotti che contengono bisfenolo F e bisfenolo S al posto del BPA sono ancor meno della metà, e sebbene ulteriori studi saranno necessari per valutare i potenziali rischi associati alle nuove sostanze, oltre che confermare quanto emerso, i produttori di materiali plastici dovrebbero tenere in considerazione i risultati ottenuti dall’ateneo di Iowa City.

 

Ma i contenitori di alimenti possono far ingrassare?  ultima modifica: 2017-12-20T12:00:33+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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