Conoscere l’infertilità maschile

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Secondo i dati più recenti, il 7% degli uomini è infertile e nel 50% dei casi in cui una coppia non riesce ad avere figli, il motivo è proprio l’infertilità maschile.

Inizialmente si parla di infertilità di coppia, questo perché entrambi i componenti della coppia devono essere sottoposti a controlli specifici e spesso, nel 40% dei casi,  gli esami non permettono di individuare nessun fattore alla base del problema; si parla in questo caso di infertilità idiopatica.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità una coppia è definita infertile se, avendo rapporti sessuali non protetti per 12 mesi, non è riuscita a concepire. Ci sono comunque altri problemi, in primis l’età.

Al giorno d’oggi sono sempre di più le coppie non giovanissime che si rivolgono agli specialisti. Ma è importante ricordare che non solo per la donna è importante l’orologio biologico, anche nell’uomo, dopo i 35 anni, diminuiscono le probabilità di riuscire a concepire.

L’infertilità maschile corrisponde a una ridotta capacità riproduttiva dell’uomo, per una insufficiente produzione di spermatozoi o per anomalie nella qualità degli spermatozoi prodotti (per ridotta motilità, alterata morfologia, DNA danneggiato). Si parla di infertilità primaria quando l’uomo non ha mai indotto una gravidanza e di infertilità secondaria quando l’uomo ha già indotto una gravidanza precedentemente. 

 

Numerose sono le cause dell’infertilità maschile: dalle cause genetiche (quando si presenta una ridotta produzione degli spermatozoi generalmente la causa è da imputare a uno sviluppo imperfetto dei testicoli) al criptorchidismo (ossia la mancata discesa dei testicoli nella loro sede entro il primo anno di vita. La condizione viene corretta chirurgicamente nei primi anni di vita, ma i testicoli conservano una funzionalità ridotta); dalle infezioni uro-seminali (gli stati infiammatori e infettivi delle vie seminali possono danneggiare spermatozoi, canali seminali, prostata e vescicole seminali) alla febbre (infatti un episodio febbrile può interferire con la capacità riproduttiva per 60-180 giorni); da fonti di calore (pantaloni troppo stretti) al varicocele (una dilatazione delle vene testicolari); dalla disfunzione erettile (legata al 5% dei casi di infertilità) alle malattie sessualmente trasmesse (Papillomavirus, Sifilide, Gonorrea, Clamidia). 

Possono inoltre causare infertilità anche farmaci antitumorali, quelli per la cura dell’ipertensione o del colesterolo alto (dislipidemie); la chirurgia: i trattamenti chirurgici dell’apparato genito-urinario, delle ernie inguinali oppure quelli demolitivi in seguito a neoplasie. Ed in ultimo, ma non meno importante, lo stile di vita: il fumo di tabacco o cannabis danneggia l’integrità del Dna degli spermatozoi e ne riduce numero e motilità; la sedentarietà, il sovrappeso, l’obesità, la cattiva alimentazione, e l’assunzione di alcolici e droghe. 

 

L’esame principale per valutare l’infertilità maschile è rappresentato dallo spermiogramma, un esame che va a valutare lo stato di salute degli spermatozoi e del liquido seminale. Consente di valutare il volume, il pH, la concentrazione, la morfologia, la motilità, la viscosità, i leucociti, le cellule spermatogenetiche, l’assenza di aree di agglutinazione, ossia la formazione di agglomerati provocati dalla presenza di autoanticorpi e infezioni in atto. Deve essere effettuato dopo 3-5 gg di astensione dai rapporti sessuali.

Accanto allo spermiogramma possono essere fatti altri esami  che consente di identificare i casi di alterazione del Dna degli spermatozoi; utili quando il numero e la motilità degli spermatozoi rilevato dalla speriogramma è normale o all’apparenza tale.

Inoltre possono essere fatti l’ecocolordoppler scrotale; l’ecografia prostato-vescicolare, la biopsia testicolare: per valutare la funzionalità dei tubuli seminiferi ed intercettare forme tumorale occulte.

E’ comunque fondamentale la valutazione dello stato di salute generale, grazie anche ad una visita obiettiva del paziente e alla raccolta della sua anamnesi medica.

E’ bene ricordare che non solo la donna deve fare prevenzione, la prevenzione è importante anche per l’uomo! Di fatti, gli uomini solitamente sono più restii a fare controlli periodici dallo specialista andrologo, rispetto alle donne. Sarebbe bene farlo la prima volta, già a partire dai vent’anni, per avere una semplice visita obiettiva dei genitali. Questo potrebbe permettere ad esempio di identificare un varicocele, una condizione che se trascurata potrebbe ridurre anche di molto la possibilità di un concepimento futuro. Da non dimenticare anche l’autopalpazione dei testicoli, che permette di identificare l’eventuale presenza di noduli.

 

 

 

 

 

 

Conoscere l’infertilità maschile ultima modifica: 2018-01-10T12:00:50+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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