Ciuccio addio

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La crescita di un bambino è scandita da numerose tappe che a poco a poco lo rendono più autonomo e sicuro delle proprie capacità. Una tappa fondamentale è rappresentata dalla rinuncia al ciuccio.

Per il bambino, una rinuncia del genere (come possono essere anche quella del pannolino o del biberon) rappresenta un momento delicato che può comportare un’elevata dose di stress se il piccolo non è sostenuto e stimolato a dovere dai genitori. Il contributo dei genitori  e delle figure di riferimento famigliari è fondamentale: se la mamma ed il papà non si impegnano nell’affiancare e sostenere il figlio durante questi momenti di transizione, si corre il rischio che il processo di crescita non vada come dovrebbe.

Anche se ai genitori il togliere il ciuccio possa sembrare una questione di poco conto, per il bambino rappresenta un passo molto importante del suo percorso. Non è quindi necessario far rispettare al bambino l’età “canonica” in cui bisognerebbe dire basta. Inoltre è importante che la rinuncia al ciuccio (o al pannolino o al biberon che sia) non avvenga insieme ad altri cambiamenti come l’ingresso al nido o alla scuola dell’infanzia, o come l’arrivo di un nuovo fratellino. Il bambino deve vedere la rinuncia al ciuccio come  una vittoria e non come una mancanza.

Il ciuccio è sempre stato un aiuto prezioso sia notte che nelle situazioni difficili, ma è arrivato il momento di abbandonarlo. L’addio dev’essere pianificato in un periodo in cui il bambino è tranquillo e spensierato, ad esempio durante le vacanze, e magari raccontandogli alcune storie ad esso correlate come la storia della fatina del ciuccio (tipo fatina dei dentini), oppure “trasformandolo” in una ricompensa (portandolo in un centro di riciclo della plastica potrà essere sostituito con un giocattolo nuovo).

Secondo gli esperti, l’età giusta per togliere il ciuccio è entro i due anni per evitare disturbi e malformazioni ai denti, ma anche difficoltà di linguaggio. Più si ritarda l’abbandono del ciuccio più sarà difficile toglierlo. Come detto, se lo si utilizza oltre i due anni il bambino può presentare problemi alla bocca, perché l’uso prolungato può comportare la deformazione del palato. Possono comparire anche problemi di linguaggio, collegati alla difficoltà di pronunciare bene le parole appunto perché si ha il ciuccio in bocca. Inoltre, il ciuccio è un ricettacolo di germi e per i bimbi che frequentano nido o scuola materna può trasformarsi in un mezzo con cui si trasmettono le infezioni. Sarebbe comunque fondamentale limitarne l’uso già tra i 6 mesi e l’anno, utilizzandolo solo quando il bambino ne ha reale bisogno per essere consolato e non per i capricci. Secondo la dottoressa Giampaolo, dell’ambulatorio pediatrico dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, non è bene utilizzare espressioni come “sei diventato grande, non ne hai più bisogno”, perché spesso il bambino replica dicendo di voler rimanere piccolo e quindi non si risolve niente. Inoltre, è bene evitare di fare paragoni scomodi con cugini e fratelli maggiori, l’ultima cosa che può servire al piccolo è di sentirsi in difetto verso altri bambini. E’ importante invece procedere a piccoli passi verso l’addio, ad esempio consentendo al bambino il ciuccio solo in casa, per poi restringete progressivamente i momenti in cui può usarlo, fino ad ammettere il ciuccio solo per andare a dormire.

 

Ciuccio addio ultima modifica: 2017-10-16T16:00:27+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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