Chirurgia “bloodless”

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Le operazioni chirurgiche comportano una perdita di sangue più o meno abbondante a seconda dei casi. In sala operatoria oggi, si cerca di ridurre il più possibile i sanguinamenti in modo che gli interventi possano essere meno invasivi e favorire il recupero.
Per chirurgia senza sangue si intende un gesto chirurgico nel quale la perdita di sangue è ridotta al minimo e rientra nel range considerato fisiologico. Per diminuire il sanguinamento si agisce già a partire dalla fase preoperatoria, questo è possibile soprattutto se si tratta di un intervento programmato: nei giorni precedenti vengono fatti tutti gli accertamenti in modo da poter individuare eventuali disturbi, se necessario il medico potrebbe prescrivere anticoagulanti o antiemorragici.
La chirurgia bloodless utilizza differenti tecniche, dalla laparoscopia con piccole incisioni e quindi un danno minore ai tessuti all’endoscopia con un tubo flessibile dotato di fibre ottiche che permettono di vedere all’interno dei tessuti. Vengono utilizzati strumenti specifici come l’elettrobisturi che, grazie alla corrente elettrica emette calore che è in grado sia di incidere i tessuti che di coagulare; le sorgenti di ultrasuoni che generano delle oscillazioni in grado di coagulare i vasi e di tagliare i tessuti senza rischio di disperdere il calore nelle aree circostanti. In ultimo, il generatore di radiofrequenze che è in grado di surriscaldare e distruggere i tessuti malati senza danneggiare quelli sani vicini.
Esistono dei materiali che facilitano la coagulazione, in sala operatoria quelli più utilizzati sono i dispositivi a base di cellulosa o di granuli di gelatina che sono in grado di bloccare l’emorragia, quando sono saturi di sangue si gonfiano fino a formare una massa che favorisce la riduzione del sanguinamento; le colle di fibrina a base di impalcature di collagene e fibrina o i cerotti di collagene, entrambi favoriscono l’aggregazione piastrinica migliorando l’emostasi, riparando i tessuti e diminuendo il tempo di sanguinamento.
La riduzione delle emorragie intra e post operatorie ha enormi vantaggi, prima di tutto causa un minore squilibrio interno del paziente, diminuisce il ricorso alle trasfusioni e a tutti i problemi che esse comportano. Questa chirurgia inoltre consente di accorciare la durata dell’intervento, di contenere il dolore, di ridurre la quantità di farmaci utilizzati, di limitare la durata del ricovero.
La chirurgia bloodless è influenzata da vari fattori tra cui la persona, la sede dell’operazione ed il carattere di urgenza. In linea di massima sarebbe utile impiegarla soprattutto negli anziani e in chi ha problemi di coagulazione e nelle chirurgie a maggior rischio di sanguinamento, epatica e pancreatica.

Chirurgia “bloodless” ultima modifica: 2015-06-18T00:41:12+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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