Cannabis: da droga a farmaco

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Fina dai tempi antichi sono studiate le proprietà terapeutiche della Cannabis sativa, dalla Cina nel 2700 a.C. fino a diffondersi in tutto il resto del mondo anche se per lungo tempo sono prevalsi i suoi effetti sul sistema nervoso ed il suo utilizzo come droga. La Cannabis è stata ed è tuttora utilizzata per indurre euforia e disinibizione, per calmare l’ansia e rilassarsi. Questi effetti apparentemente positivi non sono privi di conseguenze: la perdita di memoria non sembra essere del tutto transitoria, inoltre la difficoltà di concentrazione tal volta può mettere a rischio la vita (ad esempio mettendosi alla guida) di chi assume marijuana, soprattutto se in associazione all’alcol. L’uso di Cannabis sembra aumentare l’incidenza di psicosi, inoltre crea un serio rischio di dipendenza.

Al contrario, l’utilizzo di cannabinoidi come farmaci è stato nuovamente preso in considerazione negli ultimi decenni, soprattutto grazie alla scoperta negli anni ’90 di specifici recettori per queste sostanze, all’interno dell’organismo. I recettori CB1 e CB2 sono presenti in varie aree del SNC, del sistema immunitario, nei bronchi e nel microcircolo e la loro stimolazione può controllare diverse funzioni dell’organismo: percezione di dolore, appetito, senso di nausea, vomito fino ad arrivare a funzioni cognitive come memoria o controllo nervoso del movimento. In seguito a questa scoperta sono stati sintetizzati farmaci a base di cannabinoidi per la cura di specifiche malattie. Quindi, la differenza tra Cannabis droga e Cannabis farmaco è rappresentata nel secondo caso dall’assunzione a dosaggi ben controllati e nella giusta combinazione, per ottenere l’effetto terapeutico desiderato e per ridurre al minimo gli eventi avversi.

Il primo farmaco a base di cannabinoidi approvato in Italia per il trattamento della spasticità muscolare causata da sclerosi multipla è Sativex, esso è stato utilizzato dopo che l’utilizzo di altri farmaci antispastici è risultato essere vano. Sativex è disponibile come spray orale che contiene due estratti naturali derivati dalla pianta Cannabis: il delta-8-tetraidrocannabinolo, THC e il cannabidiolo, CBD. Quest’ultimo è un cannabinoide non psicoattivo, non ha effetti sul cervello; quindi, se somministrati contemporaneamente può limitare gli effetti collaterali del THC.

Il dronabinol ed il nabilone, sono due derivati sintetici del THC e sono stati approvati come antiemetici per il trattamento della nausea e del vomito nelle chemioterapie e radioterapie e per contrastare l’anoressia in pazienti malati di AIDS.

Ovviamente la fase di sperimentazione di questi farmaci è ancora in atto, i risultati ottenuti però sembrano essere incoraggianti e l’osservazione dei pazienti finora trattati fa pensare che questi farmaci siano ben tollerati. Soprattutto nelle prime settimane di trattamento si verificano effetti collaterali dati da sonnolenza e capogiri che comunque tendono ad attenuarsi nel tempo.

A scopo precauzionale, questi farmaci non sono somministrati a persone con problemi di schizofrenia o altre malattie psicotiche. Fino ad ora nei pazienti trattati non sono state rilevate crisi di astinenza dall’interruzione della terapia, nemmeno alti livelli di intossicazione. Sarà necessario ancora del tempo per mettere a punto l’utilizzo dei farmaci cannabinoidi e per esplorare nuovi campi di applicazione

Cannabis: da droga a farmaco ultima modifica: 2014-11-12T17:24:06+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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