In arrivo il gene che brucia i grassi

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Circa due miliardi di persone nel mondo sono in sovrappeso ed in continua lotta con la bilancia. Purtroppo i numeri sono spaventosi anche tra i bambini. Sono in atto importanti campagne di sensibilizzazione, che ribadiscono l’importanza di una sana e corretta alimentazione e dell’attività fisica, e strategie terapeutiche. In questo contesto si inserisce una ricerca, appena pubblicata sulla rivista scientifica “Nature communications” e che rappresenta una svolta nella prevenzione dell’obesità.

L’attenzione dei ricercatori (guidati dal professor Maurizio Crestani del Laboratorio “Giovanni Galli” di biochimica e biologia molecolare del metabolismo e di spettrometria di massa, Dipartimento di Scienze farmacologiche e biomolecolari dell’Università Statale di Milano) è stata data all’istone deacetilasi 3 (Hdac3), in quanto ricerche precedenti suggerivano avesse un ruolo nel metabolismo dei grassi, in modo particolare nel grasso bianco.  Questo gene è in grado di regolare la capacità del tessuto adiposo di bruciare i grassi, permettendo di disperderli sotto forma di calore. Gli scienziati hanno osservato che inattivando questo gene, scatta un cambiamento radicale nel metabolismo del tessuto adiposo bianco (la sede principale di  accumulo di grasso come riserva energetica nei mammiferi). In questo modo viene stimolato il metabolismo ossidativo dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule. A sua volta questa maggiore attività ossidativa dei mitocondri consente di bruciare i grassi accumulati in questo tessuto in modo più efficiente e veloce favorendo la perdita di peso.

Grazie all’inattivazione del gene Hdac3 il tessuto adiposo bianco subisce una parziale trasformazione che permette di disperdere l’energia contenuta nei grassi sotto forma di calore: una caratteristica che lo rende più simile al tessuto adiposo bruno, che normalmente contribuisce a mantenere la temperatura corporea nei mammiferi soprattutto in risposta allo stimolo del freddo.

Il responsabile della ricerca, professor Crestani afferma che in questo modo vengono messi in luce nuovi meccanismi di regolazione delle cellule adipose. Infatti, è interessante notare che, secondo le osservazioni fatte nello studio, Hdac3 sembra agire come un “freno molecolare” del metabolismo ossidativo che brucia i grassi nel tessuto adiposo bianco e impedisce la produzione di calore. L’idea degli scienziati sarebbe quella di modulare questo freno nel tessuto adiposo bianco, trovando un modo per favorire la riduzione dei grassi accumulati e quindi il peso corporeo, soprattutto nei soggetti sovrappeso o obesi. La comprensione dettagliata di questi meccanismi aprirebbe la strada alla messa a punto di nuove terapie per l’obesità, una patologia in forte aumento anche in Italia che ha gravissime conseguenze sulla salute e sulla qualità della vita e che aumenta il rischio di sviluppare altre patologie quali il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari e i tumori.

Il lavoro è stato realizzato anche grazie al sostegno di Fondazione Cariplo nell’ambito del bando per il sostegno di progetti di ricerca sulle malattie legate all’invecchiamento, e si è avvalso della collaborazione dei ricercatori dell’Università di Losanna (Svizzera), della Vanderbilt University a Nashville Tennessee (Usa) e dell’Irccs Istituto scientifico San Raffaele di Milano.

 

In arrivo il gene che brucia i grassi ultima modifica: 2017-09-08T10:00:47+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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