Anche in Italia la moda del “binge drinking”

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La prima assunzione di alcol sia per gli uomini e per le donne avviene all’età media di 15 anni, “età di passaggio” in cui si vuole essere indipendenti dalla famiglia e in cui si subiscono fortemente le influenze del gruppo. Sono numerosi i motivi che spingono i giovani ad avvicinarsi all’alcol, sia per uniformarsi al gruppo che per provare sensazioni piacevoli, ma anche per solitudine, per scappare dai problemi e per “curarsi” dalla depressione, queste ultime motivazioni sono valide soprattutto per il sesso femminile. Secondo una recente ricerca i giovani bevono perché è divertente (36%); disinibisce (25%); rende felici (25%) e fa dimenticare i problemi (14%).

Il binge drinking, letteralmete “abbuffata alcolica”, rappresenta l’assunzione di più bevande alcoliche in un intervallo di tempo più o meno breve che corrisponde all’assunzione in un’unica occasione di consumo in breve tempo di oltre 6 Unità Alcoliche (UA = 12 grammi di alcol puro) di una qualsiasi bevanda alcolica (corrispondente al consumo di 5 o più drink alcolici per gli uomini e dai 4 in su per le donne nel giro di un paio d’ore), secondo quanto riportato dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità.

Non è quindi importante il tipo di sostanza che viene ingerita né l’eventuale dipendenza alcolica: lo scopo principale di queste “abbuffate alcoliche” è l’ubriacatura immediata nonché la perdita di controllo. Il punto critico può essere raggiunto dopo molte ore o anche diversi giorni di assunzione.  A causa degli effetti a lungo termine, il binge drinking è considerato uno dei più grandi problemi di salute al giorno d’oggi.

Il binge drinking può creare diversi effetti sui vari sistemi del corpo umano come quello neurologico, cardiaco, gastrointestinale, ematico, immunitario, endocrino e muscolo-scheletrico al pari degli altri fattori di rischio per la salute mentale.

I “binge drinker” bevono soprattutto cocktail, birra e vino ed in minor misura i liquori. I fattori di rischio per gli etilisti critici sono molteplici ed includono: uno status sociale inferiore; molte disponibilità economiche; suggestionabilità; pessimo self-control; delinquenza minorile; disturbi della condotta;problemi emotivi; bevute di gruppo; problemi in famiglia ed altri fattori ambientali che possono indurre al consumo critico di alcol.

L’espressione binge drinking è stata introdotta in Italia all’inizio degli anni 2000 e, pur essendo diventata d’uso comune tra gli addetti ai lavori, spesso se ne fa un utilizzo confusivo, soprattutto sovrapponendo questo termine a quello di ubriachezza.

Per cercare di capire meglio il problema “binge drinking” sono stati sviluppati due studi complementari: il primo, svolto in 3 città italiane (Torino, Roma e Salerno), ha coinvolto in interviste individuali 134 giovani (di due fasce d’età, 15-17 anni e 22-24 anni) che hanno dichiarato di avere bevuto troppo nell’ultimo anno; il secondo ha utilizzato il web per rilevare giudizi e atteggiamenti prevalenti nei confronti del fenomeno, non solo dal punto di vista di chi ne è colpito, ma anche di quello della popolazione giovanile in generale. Per raccogliere queste informazioni è stato creato un forum online dove i visitatori di età compresa tra i 15 e i 24 anni sono stati invitati a commentare liberamente un video stimolo che rappresenta il fenomeno in esame.

Dai risultati ottenuti si è evinto che i ragazzi considerati binge drinker non rappresentano una categoria di bevitori omogenea, ma appartengono a diversi profili di bevitori. Tra questi, alcuni sono abituati a concentrare le bevute in un arco temporale ristretto (specialmente i più giovani), altri a diluirle in più tempo (la maggioranza, costituita soprattutto dai più grandi) al fine di non ubriacarsi. Inoltre, ci sono quelli che bevono a stomaco vuoto per sentire prima gli effetti dell’alcol. Il dubbio che può nascere è che se tutti questi profili possano trovarsi sotto la stessa definizione.

La maggiorparte degli intervistati distingue nettamente binge drinking e ubriachezza sostenendo che questa modalità del bere porterebbe a uno stato di ebbrezza con alterazioni dell’umore e dell’attività inibitoria, ma senza una significativa limitazione delle capacità percettive e di comprensione del soggetto. Anche se il binge drinking non comporta necessariamente l’ubriachezza, per molti bere 5 consumazioni in un’occasione sia comunque troppo. Anche la ricerca web mostra come il binge drinking sia giudicato piuttosto severamente dai giovani commentatori che descrivono i binge drinker come persone immature che non sanno divertirsi e che vanno oltre il limite socialmente accettabile.

In un recente studio pubblicato su Frontiers Research, alcuni ricercatori portoghesi guidati da Eduardo Lopez-Caneda dell’Università portoghese di Minho, hanno riscontrato nel cervello dei ragazzi con questa abitudine un’attività alterata molto simile a quella che si osserva nel cervello degli adulti con problemi cronici di alcol. Questo potrebbe indicare non solo un ritardo nello sviluppo del cervello, ma potrebbe anche essere una spia precoce di danni cerebrali più gravi. Questo rappresenta il primo studio degli effetti sul cervello a riposo. I ricercatori hanno sottoposto agli studenti universitari spagnoli un questionario sulle abitudini in fatto di consumo di alcol. Poi, con elettrodi sul cranio, hanno misurato l’attività elettrica di diverse regioni cerebrali dei partecipanti. Il risultato è stato che solo nei “binge drinker” sono state osservate alterazioni, molto simili a quelle rilevate nelle persone alcolizzate adulte.

 

Anche in Italia la moda del “binge drinking” ultima modifica: 2018-03-16T17:00:09+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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