Anche ansia e stress possono causare amnesia?!

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I cambiamenti fisiologici del nostro corpo che invecchia non sono le uniche cause della cattiva memoria, della riduzione della capacità di concentrazione e del rallentamento delle facoltà cognitive. Accanto a questi troviamo le malattie neurodegenerative, l’uso di farmaci e/o di stupefacenti e, anche se spesso sottovalutati, ansia e stress, che possono avere un ruolo fondamentale nelle amnesie improvvise ed inspiegabili.

Secondo il dottor Bonavina, neurologo e la dottoressa Sirotti, neuropsicologa, ipertensione, ipercolesterolemia, alimentazione, vita sedentaria sono tutti fattori negativi per la salute del cervello, per questo motivo per prevenire il declino cognitivo è necessario intervenire anche su questi fattori di rischio. Molto importanti sono gli esercizi di tipo cognitivo, semplici azioni quotidiane che prima di tutto devono essere piacevoli e stimolanti e che permettono di rimanere in forma più a lungo, rallentando, posticipando o addirittura scongiurando il declino delle funzioni cognitive. Tra questi ricordiamo la lettura di un libro, gli esercizi enigmistici, la visione di film coinvolgenti. L’importante è che il cervello venga mantenuto attivo!

Nell’invecchiamento sano è normale avere un leggero calo delle funzioni mnesiche ed attentive, come è normale un lieve rallentamento dell’elaborazione delle informazioni; la riduzione lieve e naturale di alcune capacità si osserva già verso i 60 anni. Sia l’andamento che il cambiamento delle abilità variano però da individuo ad individuo, in base alle funzioni che ciascuna persona sfrutta più intensamente nella vita quotidiana. Quello che c’è di diverso tra due individui della stessa età è la riserva cognitiva, ossia la flessibilità e l’efficienza nell’utilizzo del cervello. Rappresenta la riserva cerebrale, che è la quantità misurabile del cervello, in termini di volume e quantità di neuroni. Più il cervello attivo e più la riserva cerebrale aumenta e di conseguenza anche la riserva cognitiva.  E’ proprio grazie alla riserva cerebrale che soggetti con QI più alto, una maggiore scolarità e con maggiori interessi, presentano meno cambiamenti cognitivi con l’avanzare dell’età con un ridotto rischio, rispetto a soggetti che hanno riserva cognitiva più bassa, di sviluppare malattie come la demenza.

A volte il declino delle funzioni cognitive può avere cause psicologiche, come depressione o ansia. Se queste patologie non vengono individuate correttamente e tempestivamente possono ritardare la giusta diagnosi e di conseguenza la giusta terapia. Si sente spesso parlare di vuoto di memoria. Talvolta la vita frenetica, lo stress, la mancanza di riposo possono portare ad una diminuzione delle prestazioni cognitive e la prima a risentirne è la memoria, insieme alla capacità di attenzione.

Ma come funziona la memoria? All’inizio c’è una fase di codifica in cui avviene l’acquisizione dell’esperienza, seguita da una fase di immagazzinamento, dove la traccia viene “salvata “nel cervello. In fine c’è la fase di recupero e quindi di riattivazione della traccia archiviata. L’ippocampo, una piccola regione del cervello che si trova a livello del lobo temporale, è fondamentale per la memoria. Numerosi studi hanno dimostrato come un forte stress possa “bloccare” l’ippocampo, questo fa si che il ricordo non venga immagazzinato e che quindi si verifichi il cosiddetto vuoto di memoria.

 

Sia l’utilizzo di sostanze stupefacenti che l’utilizzo di farmaci può influenzare le funzioni cognitive. Ad esempio, alcuni farmaci, come quelli utilizzati nella cura di malattie neurodegenerative, possono migliorare le abilità cognitive (soprattutto memoria ed attenzione). La scienza dimostra anche che trattamenti non farmacologici (basati sulla stimolazione delle funzioni cognitive residue, quelle non ancora compromesse dalla malattia) hanno un impatto ed un’efficacia maggiori nel rallentamento del declino cognitivo e nel mantenimento delle abilità cognitive residue.

Anche ansia e stress possono causare amnesia?! ultima modifica: 2017-09-04T16:00:37+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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