Addio alle vene varicose senza bisogno di anestesia

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Le vene varicose rappresentano un problema non solo estetico che si ripresenta ogni estate quando c’è la tendenza a scoprire le gambe, ma che riguarda anche la loro salute. Se non si interviene, si rischiano danni permanenti a livello cutaneo e sottocutaneo con sintomi cronici quali gambe pesanti e stanche (gambe “senza riposo”), rischi di flebiti e tromboflebiti ricorrenti.

Le più colpite sono le donne e in particolare quelle dai trent’anni in su, specialmente quelle che hanno già avuto una gravidanza. Il problema peggiora naturalmente quanto più passano gli anni, soprattutto dai 60 anni in su, in quanto in questa fascia d’età la problematica su cui intervenire è naturalmente più complessa.

I segnali che il nostro corpo ci invia e devono spingerci ad affrontare il problema sono rappresentati da flebedema, ossia il gonfiore cronico alle gambe;  discromie cutanee (le macchie riscontrabili sulla pelle), per poi arrivare a lesioni cutanee, ossia fenomeni dermoipodermitici ed infine nei casi più gravi, a vere e proprie lesioni ulcerative delle gambe, in questo caso l’intervento medico è molto più invasivo.

E’ fondamentale intervenire prima che le conseguenze peggiorino. A questo proposito, da poco tempo è a disposizione la più moderna tecnica di trattamento delle varici della grande e piccola safena, che arriva dagli USA e che permette la cura in assenza di anestesia e di dolore: si tratta dell’Ablazione endoluminale meccanico chimica (Moca) che avviene mediante uno strumento ideato e progettato dalla Yale University in Connecticut, e distribuito in Italia solo dallo scorso anno. Secondo il professor Danese, chirurgo vascolare responsabile del Centro di Flebochirurgia, dell’ Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma, questo trattamento è praticamente indolore e non serve l’anestesia a differenza delle altre principali tecniche endoluminali disponibili per questo tipo di problematica (laser e radiofrequenza). Il metodo Moca provoca l’occlusione venosa con una doppia modalità: un filo rotante (3500 rpm) posizionato all’interno della vena attraverso un catetere determina un danno irreversibile della parete interna della vena stessa; attraverso lo stesso catetere si effettua contemporaneamente l’infusione di un liquido sclerosante che viene “spruzzato” direttamente sulla parete venosa danneggiata, portando alla occlusione immediata della vena (verificata con ecodoppler al termine della procedura).  L’introduzione del catetere viene realizzata con accesso percutaneo ecoguidato (lo stesso metodo usato con le altre tecniche), ma senza necessità di eseguire una anestesia tumescente lungo la coscia o lungo il polpaccio, accorciando ulteriormente i tempi di esecuzione dell’intervento. L’unica infiltrazione di una piccolissima dose di anestetico locale viene eseguita solo nel punto di introduzione del catetere: il trattamento è pressoché indolore, l’unica sensazione avvertita sarà una sorta di “vibrazione” durante la retrazione del catetere.

Per quanto riguarda i tempi di recupero, già dal giorno dopo è possibile tornare alle proprie attività: l’unica prescrizione sarà quella di camminare per almeno 15-20 minuti appena finita la procedura, e di indossare una calza elastica di 2° classe di compressione per almeno un paio di settimane. L’intervento è sconsigliato nel periodo d’estate quando il caldo favorisce la vasodilatazione e i raggi ultravioletti sono più forti; la stagione ideale è il periodo invernale.

 

Addio alle vene varicose senza bisogno di anestesia ultima modifica: 2017-09-07T10:00:43+00:00 da Serena Bodei
Bio Autore

Serena Bodei

Da anni attiva nel mondo dell'informazione, scrive per Dimensione Medica dal 2014.

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