4 campanelli d’allarme nel gioco dei bambini

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Spesso ci sono ‪‎genitori che si occupano di aspetti secondari legati alla crescita dei ‪‎figli, trascurandone altri più importanti. Il tema “come gioca ilbambino” appartiene a questa seconda categoria.

1. QUANDO IL BAMBINO NON GIOCA
E’ probabilmente il più preoccupante dei segnali: il ‪‎gioco per i ‪bambini è una funzione di base da valutare alla stregua di un suo parametro vitale. In sua assenza ci troviamo davanti a un segnale di ‪malessere da discutere quanto prima con un esperto.

2. QUANDO IL BAMBINO NON GIOCA DA SOLO
Se il bambino non riesce a giocare senza un adulto di riferimento, i genitori dovrebbero interrogarsi sul come mai. Posto che non ci sono risposte semplici a situazioni complesse, mi preme fornire a questo riguardo due linee guida:
a) la prima è che il bambino potrebbe comportarsi così perché ha bisogno di attenzioni e ‪‎accudimento. In questo caso si potrebbero proporre modi di stare insieme alternativi al gioco per rassicurarlo sulla disponibilità del‪ ‎genitore;
b)il comportamento del bambino potrebbe rappresentare una richiesta di approvazione rispetto a ciò che si sta facendo. Questo accade nelle famiglie in cui la percezione di sé è fortemente costruita sul ‪‎giudizio degli altri. E’ come se il bambino dicesse “senza gli altri che mi definiscono, io non esisto”. In questo caso può giovare un intervento psicologico sull’intero nucleo ‪‎familiare.

Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco, che in un anno di conversazione
(Platone)

3. IL GIOCO AGGRESSIVO
Che ci sia dell’aggressività durante i giochi è sano, dato che il gioco è una modalità per sfogare la ‪rabbia che non verrebbe accettata in altri contesti. Quando però scaricare la rabbia diventa l’unico modo di giocare, allora occorre capire cosa crei ‪‎frustrazione e ‎aggressività nel bambino.

4. IL BAMBINO IRREQUIETO
Se un bambino non riesce a concentrarsi su un gioco per più di pochi secondi e salta nervosamente da un’attività all’altra senza provare alcun tipo di piacere e soddisfazione, dietro questi comportamenti potrebbe esserci una forte ‪ansia che il bambino tenta di dominare. Anche in questo caso, non ci sono ricette magiche da seguire, ma occorre comprenderne il significato per riflettere sulle modalità attraverso le quali la famiglia possa aiutare il bambino a ritrovare un suo ‎equilibrio.

In linea di massima è bene evitare di etichettare il bambino come problematico, perché molto spesso i problemi dei piccoli rappresentano soluzioni alle situazioni difficili che stanno attanagliando i grandi che si trovano intorno ai bambini.

 

4 campanelli d’allarme nel gioco dei bambini ultima modifica: 2015-06-26T10:02:18+00:00 da Emanuele Petrachi
Bio Autore

Emanuele Petrachi

Sono nato nel 1984 a Lecce, vivo e lavoro a Melendugno, centro a pochi chilometri dal capoluogo salentino. Dopo la maturità scientifica ho scelto di trasferirmi all’Aquila dove ho conseguito la laurea triennale (nel 2007) e la laurea specialistica in psicologia (nel 2010). Terminati gli studi accademici, l’amore verso i più piccoli, coloro che saranno le future generazioni, mi ha portato ad approfondire la psicologia dell’età evolutiva e della famiglia: in questo senso ho maturato esperienze presso l’U.O. di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Civile di Pescara e presso il Centro di Psichiatria e Psicoterapia dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CEPSIA) dell’ASL di Lecce con cui ho tuttora periodi di collaborazione. Attualmente frequento la Scuola di specializzazione in psicoterapia familiare e relazionale sistemica Change, sede di Bari del Centro studi di Roma del prof. Luigi Cancrini. Questa formazione mi permette di affrontare in maniera più completa le difficoltà che le persone mi portano, incentrando il percorso sul significato che il sintomo assume nel contesto di vita.

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